Luca Zaia e le intercettazioni su Crisanti: «Io al telefono contro di lui? Non parlavo con un sicario»

Il presidente della Regione Veneto: il professore ha distribuito ai giornalisti i messaggi che mi scambiavo con lui

Luca Zaia non ci sta. Il presidente della Regione Veneto risponde oggi alle accuse di Andrea Crisanti, che ha chiesto le sue dimissioni dopo la diffusione delle intercettazioni dell’inchiesta sui test rapidi in Veneto. E in due interviste a La Stampa e al Corriere della Sera si difende: «Parlo con dispiacere di questa vicenda, perché il professor Crisanti l’ho coinvolto e ci ho creduto, è un professionista. Il problema è che si sono susseguite polemiche, dichiarazioni forti. Il tutto, puntualmente, sui giornali. Il che, piano piano ha deteriorato la serenità nella squadra. Ha anche distribuito ai giornalisti dei messaggi tra me e lui». Come ha detto anche ieri, Zaia ribadisce di non aver mai denunciato il professore. Ma poi spiega perché parlava di «schiantarlo» al telefono: «Il linguaggio in una conversazione privata può essere stato un po’ forte, ma significa semplicemente quello: che andando a vedere le carte, il professor Crisanti ci avrebbe dovuto dar ragione. Non era una denuncia». Mentre sui tamponi rapidi «le rispondo con un articolo del marzo scorso pubblicato su Lancet. Ha valutato la mortalità da Covid sul 2020 e 2021: per l’Italia pari 227,4 morti ogni 100mila abitanti. Per il Veneto, 177,5 morti su 100mila, tra i valori più bassi di tutte le Regioni italiane». E infine precisa: «In quella conversazione – in cui non ero io a essere intercettato – non parlavo con un sicario, ma col direttore generale di Azienda Zero, che dipende da me. Gli ho chiesto perché avesse mandato quella lettera, perché avrei voluto andare al vedo, visto che era stata messa in discussione la mia parola».


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