Governo del rigore sì, ma non troppo: con Meloni i voli di stato sono aumentati del 50% rispetto al governo Draghi

Se si guarda alle tratte, l’aumento è stato del 27%

L’aumento c’è, anche se dopo circa tre mesi di amministrazione è presto per stilare una valutazione definitiva: se si tiene conto dei soli due mesi “completi” pubblicati sul registro per la trasparenza dei voli di Stato, il governo guidato da Giorgia Meloni ha aumentato del 50% le missioni coperte con la flotta dell’Aereonautica a disposizione della presidenza del Consiglio. Una media di 15 missioni al mese contro le 10 del governo Draghi, escludendo per entrambi ottobre, mese di passaggio tra l’uno e l’altro, e, ovviamente, gennaio. Se si guarda ai decolli, ovvero alle tratte coperte, la situazione migliora ma non di molto: la media è di 32,5 voli, contro i 26 dell’amministrazione precedente, con un aumento del 27%. E’ vero che d’estate l’attività del governo Draghi può essere stata ridotta rispetto ai mesi invernali, ma lo stesso si potrebbe dire per dicembre scorso nel caso dell’attuale governo. Insomma, per il momento il governo che ha promesso «rigore nei conti» e non ha avuto paura di rimettere le accise sulla benzina pur di farli quadrare, sulle missioni di stato ha avuto, per il momento, una manica piuttosto larga.


I precedenti

Il tema voli di Stato è croce, molto più che delizia, un po’ per tutti i governi italiani. Le maggiori polemiche, però, negli ultimi anni hanno riguardato in particolare quelli di centrodestra: era il 2009 quando Silvio Berlusconi fu indagato, e poi archiviato, dal tribunale dei ministri di Roma, perché accusato di aver portato alcuni ospiti nella sua residenza estiva, Villa Certosa, usando i voli del 31/o stormo dell’Aeronautica. In seguito a quei fatti, nel 2011 lo stesso Cavaliere firmò una circolare che stabiliva criteri tassativi e dava vita anche ad un registro (abbastanza) trasparente che è facilmente consultabile sul sito della presidenza del Consiglio. Il registro è parzialmente trasparente, ma esclude dal conto i voli delle massime autorità, e ovviamente non ne è toccato il Quirinale: non ci sono i voli del premier, come dei presidenti di Camera e Senato e del presidente della Corte costituzionale, in questo caso Silvana Sciarra. E, ovviamente, i voli che per ragioni di Stato devono rimanere coperti da segreto. Per il resto, quando un ministro prende un volo di Stato, che sia per ragioni di sicurezza o istituzionali (ad esempio la partecipazione a vertici internazionali) finisce in questo registro.


Il comportamento dei ministri

In questi due mesi di governo Meloni, il podio per il maggior uso dei voli di Stato è andato, come è normale che sia, al ministro degli Esteri, Antonio Tajani che ha fatto 9 missioni, soprattutto fuori confine. Quindi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, con 6 trasferte. Colpisce poi il comportamento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio che ne ha 5 e quasi tutte partono o arrivano a Treviso, sua città natale e di residenza. Sia in questo governo sia nel precedente, infatti, le missioni partono e arrivano praticamente tutte nella capitale.

In evidenza: Il falcon del governo, foto di archivio | Ansa

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