Il processo per l’omicidio di Giulio Regeni può ripartire. Cosa significa la sentenza della Corte costituzionale

Il procuratore capo di Roma, Lo Voi: «Grande soddisfazione»

Il processo per l’arresto e l’omicidio di Giulio Regeni potrà ripartire anche senza la presenza degli imputati. E’ l’immediata conseguenza della decisione presa dalla Corte costituzionale che oggi, 27 settembre, ha scelto di accogliere il ricorso del gup di Roma circa l’applicazione della riforma Cartabia che impediva di celebrare il dibattimento in contumacia se non si aveva la certezza che gli imputati – in questo caso gli agenti della Sicurezza nazionale del Cairo – avessero ricevuto notifica del procedimento in corso nei loro confronti. In sintesi: senza la notifica degli atti agli imputati, niente processo. Per piazzale Clodio quella norma aveva significato stoppare il possibile rinvio a giudizio, perché le autorità egiziane hanno sempre rifiutato di notificare agli agenti del Cairo gli atti che li accusano del sequestro e dell’omicidio del giovane ricercatore italiano, morto nel gennaio 2016. Durante la discussione davanti al giudice per le indagini preliminari, il pm Sergio Colaiocco aveva chiesto di inviare gli atti alla Consulta, proponendo che l’articolo 420 bis, comma 3, fosse dichiarato incostituzionale nella parte in cui non prevede che questa regola non valga nei casi di tortura (e quindi quando si vedono coinvolte forze di sicurezza di un paese terzo). A questo punto, quindi, il processo potrà riprendere salvo il caso che gli agenti imputati dovessero presentarsi, chiedendo di discutere nuovamente gli atti. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha espresso «grande soddisfazione per la possibilità di celebrare un processo secondo le nostre norme costituzionali».


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