«Con l’autoipnosi si studia meglio: io ho preso nove lauree»

La storia del farmacista Giorgio Martini

Giorgio Martini ha una farmacia a Cembra in provincia di Trento. E nove lauree. È riuscito a conseguirle, spiega oggi in un’intervista a Libero, con una tecnica particolare: l’autoipnosi. Ora punta a prendere il decimo titolo di studio. «Mi sono avvicinato all’ipnosi perché mia madre aveva dei dolori lancinanti alle ginocchia. Se le davo troppa morfina non era più in lei, se gliene davo poco stava male. L’ipnosi può sollevare un paziente da un certo tipo di dolore, dove l’anti-infiammatorio non riesce a essere usato. Da lì sono passato all’ipnosi nello sport e mi sono accorto che dà un aumento notevole alla concentrazione».


Lo studio e gli input esterni

Martini sostiene di aver capito «che riuscivo a ottenere un miglioramento della qualità dello studio immagazzinando più dati. Quando uno studia spesso ci sono degli input esterni, i rumori o anche il pensiero della bolletta da pagare, che distraggono. E allora si finisce a rileggere la stessa riga più volte, senza però memorizzarla». E ancora: «Con l’ipnosi riesco a entrare immediatamente nella fase di studio e a concentrarmi: non ho le distrazioni esterne che ritardano la fase di apprendimento. Devo però anche confessare che sono un ex ufficiale della Marina militare e parte del mio comportamento mentale deriva dalla disciplina». Martini ha frequentato l’istituto Franco Gravone di Torino, il centro sperimentale di ipnosi diretto dal professor Edoardo Casiglia.


La tecnica dell’ancoraggio

Martini spiega che «si manda una persona in ipnosi profonda e si pratica la “tecnica dell’ancoraggio” che gli permetterà, dove e quando e se vuole, attraverso un semplice comando che può essere l’unione del dito indice con il pollice, di rivivere quelle stesse sensazioni». E funziona così: «Pensando a una serie di colori (il rosso, l’arancione, il giallo, verde e il blu), poi cercando di immergere la mente nell’indaco, congiungendo i famosi pollici e indici di entrambi le mani, ispirando profondamente per tre volte di fila e pensando allora al colore viola, per cui tornare di nuovo ai toni originali, però pensandoli a scalare (dal blu al rosso) si dovrebbe raggiungere già una prospettiva di concentrazione maggiore, specie nei soggetti facilmente ipno-riducibili».

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