Francia, il piano di Macron dopo il voto: «Ora si formi in Parlamento un fronte repubblicano, poi il premier lo scelgo io»

Il capo dell’Eliseo rompe il silenzio a tre giorni dai ballottaggi e indica la via in una lettera ai francesi: «Avete detto no all’estrema destra, ora le forze politiche agiscano»

Si è preso tutto il tempo del mondo, Emmanuel Macron, prima di prendere pubblicamente la parola dopo il voto alle elezioni legislative da lui volute con la decisione-shock di sciogliere il Parlamento, il 9 giugno scorso subito dopo le Europee. Lo fa oggi, mercoledì 10 luglio, con una lettera che compare sulla stampa locale francese mentre lui si trova già a Washington per il vertice dei capi di Stato e di governo della Nato. Nessuna grande allocazione, nessun’apparizione pubblica, dunque, questa volta, ma un’analisi tutta sua che il presidente francese fa trovare sulla carta (e sugli schermi) ai suoi concittadini. Alle elezioni a doppio turno conclusesi domenica, sostiene innanzitutto Macron, «non ha vinto nessuno», nel senso che «nessuna forza politica da sola ha ottenuto una maggioranza sufficiente» a governare in autonomia. Dopo il patto di desistenza anti-estrema destra, il primo blocco nella nuova Assemblée Nationale, come noto, è emerso essere a sorpresa il Nuoveau Front Populaire che raccoglie le diverse facce della sinistra (184 seggi), seguito dalla coalizione centrista di Ensemble fedele a Macron (166 seggi). Solo terzo il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, che già aveva pronte – insieme ai Repubblicani fedeli a Eric Ciotti – le bottiglie di champagne in frigo (143 seggi). «Avete chiaramente rifiutato che l’estrema destra acceda al governo», rivendica ora con orgoglio Macron, come ad incassare di aver vinto almeno su questo la sua scommessa al buio. Ma ora, che fare?


Intesa cordiale

Tutto è cambiato, dopo il terremoto politico delle ultime due domeniche (e le Europee), e sarà impossibile non tenerne conto. Ora, sprona Macron, è il momento che la politica si rimetta in moto per dar forma a un nuovo governo per il Paese. Nel segno di quello che indica come “arco repubblicano”. «Solo le forze repubblicane rappresentano una maggioranza assoluta. La natura di queste elezioni, segnate da una richiesta chiara di cambiamento e di condivisione del potere, li obbliga a costruire un’ampia coalizione». Rassemblement, nell’originale francese, quasi a voler irridere quello di Le Pen e Bardella tenuto fuori ancora una volta dalle porte del potere grazie al sistema del doppio turno. Ma chi dovrebbe far parte di questa nuova coalizione? Macron lancia il suo appello «all’insieme delle forze politiche che si riconoscono nelle istituzioni repubblicane, lo stato di diritto, il parlamentarismo, un orientamento europeo e la difesa dell’indipendenza francese» perché aprano «un dialogo sincero e leale per costruire una maggioranza solida, necessariamente plurale, per il Paese: quel che i francesi hanno scelto attraverso le urne – il fronte repubblicano – le forze politiche devono concretizzarlo attraverso le loro azioni».


Dentro o fuori

Quella che ha in mente Macron è certamente una grosse koalition in salsa francese – sarebbe un inedito nel Paese – i cui confini restano però tutti da definire. È nota l’avversione dalle parti dell’Eliseo e non solo per Jean-Luc Mélenchon e la sua France Insoumise, considerata impresentabile per le promesse economicamente costosissime, la linea dura contro la polizia e le sbandate anti-israeliane ai limiti dell’antisemitismo. Ma l’operazione di spaccare il fronte della sinistra ed escludere l’ala più radicale è appena agli albori, e delicatissima. Per questo Macron chiarisce di voler lasciare «un po’ di tempo alle forze politiche per costruire questo compromesso», e a se stesso per decidere su tale base chi indicare come nuovo primo ministro (o prima ministra). Sino ad allora, fa sapere Macron ormai atterrato negli Usa, «il governo attuale continuerà a esercitare le sue responsabilità, poi resterà in carica per gli affari correnti come vuole la tradizione repubblicana». Nessuna data, nessun quadro temporale vincolante: respinte le dimissioni di Gabriel Attal, Macron intende tenersi le mani libere – come la Costituzione gli consente – sino a quando non rileverà che in Parlamento si è formata una nuova maggioranza chiara. Quella che lui vorrebbe e che dipinge come “arco repubblicano”, idealmente. «Domenica scorsa – conclude la sua lettera ai francesi – avete fatto appello all’invenzione di una nuova cultura politica francese. Lo garantirò io per voi».

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