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Gaza, almeno 30 morti negli attacchi all’alba. L’Idf: «Basta pause umanitarie, la City è una zona di guerra»

29 Agosto 2025 - 12:12 Alba Romano
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Almeno 5 vittime nella zona definita sicura. Solo il 59% dei convogli umanitari è riuscito a entrare ma ora l'esercito israeliano annuncia che nessuna pausa tattica sarà osservata

«In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi, alle ore 10:00, la pausa tattica locale delle attività militari ( per la distribuzione degli aiuti) non si applicherà all’area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento». Lo annunciano le Forze di difesa israeliane in un messaggio su Telegram. «L’Idf continuerà a sostenere gli sforzi umanitari, parallelamente alle manovre e alle operazioni offensive in corso contro le organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza, al fine di proteggere lo Stato di Israele», aggiunge la nota. 

Almeno 30 morti dall’alba, 5 in zona sicura

È stata un’altra alba di sangue a Gaza. Almeno 30 palestinesi sono rimasti uccisi nei raid israeliani delle prime ore del mattino, secondo quanto riportato da Wafa e Al Jazeera. Tra loro ci sono cinque persone che si trovavano ad al-Mawasi, un’area del sud della Striscia designata da Israele come «zona umanitaria sicura». Altri cinque palestinesi sono stati uccisi a Tel al-Hawa, a sud-ovest di Gaza City, quando un’abitazione è stata centrata da un raid. Nella zona di Sudaniya, a nord-ovest della città, un attacco ha colpito una tenda che ospitava famiglie sfollate: quattro le vittime, diversi i feriti.

Onu: «Solo il 59% dei convogli umanitari è stato fatto entrare a Gaza»

Nonostante un parziale allentamento da parte di Israele sulle restrizioni all’ingresso dei convogli umanitari a Gaza, la distribuzione degli aiuti resta ancora complessa. Lo segnala l’Onu nel suo ultimo bollettino: tra martedì e mercoledì sono stati registrati 89 tentativi di coordinamento dei movimenti con le autorità israeliane, ma solo il 59% è andato a buon fine. Nel 26% dei casi, pur con autorizzazione iniziale, i convogli sono stati ostacolati sul terreno; l’8% è stato respinto del tutto, mentre il 7% è stato ritirato dagli stessi organizzatori. A preoccupare le agenzie umanitarie è anche il rischio di una nuova offensiva israeliana su Gaza City. «Alcuni quartieri sono già stati colpiti da attacchi mortali negli ultimi giorni» ha dichiarato il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric, avvertendo che un’operazione su larga scala avrebbe conseguenze «più che catastrofiche, non solo per chi vive in città ma per l’intera Striscia».

Londra esclude il governo israeliano dal Salone delle armi

Il ministero della Difesa britannico ha annunciato che i rappresentanti del governo israeliano non saranno invitati al prossimo Salone degli armamenti Dsei di Londra, in programma a settembre 2025. Lo stop di Londra riguarda però solo gli alti funzionari del governo, saranno comunque ammesse le aziende israeliane e i loro prodotti. Israele ha reagito con durezza, parlando di «un atto di discriminazione». «Queste restrizioni equivalgono ad un atto deliberato e increscioso di discriminazione nei confronti dei rappresentanti di Israele», ha detto in una nota il dicastero. Pertanto, il governo israeliano ha deciso di non allestire un padiglione presso l’esposizione.

Ue divisa, la vicepresidente Ribera: «Una vergogna»

Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione Ue, ha definito «una vergogna» l’incapacità dell’Unione di torvare una posizione comune su Gaza. In un’intervista al Financial Times, ha criticato la mancanza di azioni concrete: «Il tempo sta scadendo. Questa è una di quelle questioni che la storia non dimenticherà». Ribera ha esortato i Paesi membri a superare le divisioni e ad assumere «una posizione coerente con i principi europei di difesa dei diritti umani».

Yemen, ucciso il premier degli Houthi

Sul fronte regionale, i media yemeniti riportano che Ahmed al-Rahawi, primo ministro dei ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, è stato ucciso a Sana’a durante un raid israeliano. Secondo il quotidiano Aden Al-Ghad, Rahawi è morto insieme ad alcuni collaboratori in un attacco distinto da quello che ieri ha preso di mira dieci alti funzionari del gruppo, tra cui il ministro della Difesa, riuniti per ascoltare un discorso del leader Abdul Malik al-Houthi. Intanto l’Idf si è scusato pubblicamante per la morte, ieri, di due soldati libanesi uccisi dall’esplosione di un drone precipitato durante un attacco contro obbiettivi di Hezbollah. Secondo l’esercito si sarebbe trattato di un guasto tecnico e non di un atto deliberato.

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