Gli uomini-esca che combattono le zanzare West Nile: «Le faccio posare su di me, serve per disinfestare. Ma non sono mai stato punto»


C’è chi di zanzare non ne vuole neanche sentir parlare e prima di uscire d’estate si affumica di repellenti anti-insetto. C’è chi invece va vicino alle siepi dove si annidano, le risveglia e poi si siede aspettando che vengano a posarsi sulla sua pelle. Eppure non vengono mai punti. Sono i cosiddetti «uomini-esca», medici dei vari Dipartimenti di Prevenzione delle Usl che hanno il compito di individuare i focolai di zanzare per poter dare il via all’opportuna disinfestazione. «Per deciderlo mi basta vedere una zanzara tigre femmina adulta», racconta al Corriere del Veneto il dirigente medico Valerio Valeriano. Come distinguerla da un maschio? Basta guardarla.
Le zanzare e la trappola umana
Il caldo e la trasmissione di virus come la Dengue o il West Nile hanno reso gli uomini-esca sempre più fondamentali. Il loro è un lavoro rapido, contro le lungaggini di cui invece avrebbero bisogno le trappole: «Per garantire la cattura deve rimanere dalle 12 alle 16 ore in un luogo riparato. Facendo da esca invece sappiamo subito se ci sono zanzare e quindi se procedere con la disinfestazione», spiega. Per attirare gli insetti è sufficiente stare fermi e aspettare: «Mi spruzzo il repellente su mani e collo, indosso una camicia a maniche lunghe e di colore chiaro, non attrattivo per le zanzare, e pantaloni di colore scuro, che attrae gli esemplari femmine ma non può essere bucato». E ci tiene a sottolineare: «Non sono mai nemmeno stato punto».
La strategia dello “human landing” e i rischi: «Non diventiamo altari»
Lo human landing, così si chiama questa pratica, non viene svolta ovunque: «Scelgo un sito-bersaglio, per esempio le siepi, scuoto le foglie e rimango lì almeno un quarto d’ora, aspettando di vedere se appaiono e se si posano sopra di me. Basta questo, non aspetto che mi pungano, non diventiamo altari per le zanzare». Questi luoghi sono scelti in particolare entro un raggio di 200 metri dalla dimora di un soggetto che ha contratto una delle ben note malattie, per tentare di limitarne il più possibile la diffusione. Dove ci sono zanzare, soprattutto femmine, viene ordinata la disinfestazione. Ma come riconoscerla? «Il maschio ha le antenne piumate e sta alla larga dall’uomo, non si appoggia, perciò è quasi impossibile vederlo».
La prevenzione e la piaga dei privati
L’attività di riconoscimento dei focolai e disinfestazione è fondamentale per il territorio e per la sanità pubblica. «I Comuni fanno la loro parte, procedendo con le disinfestazioni programmate dalla primavera di ogni anno contro larve e adulti», dice. Il problema, però, è che molte aree verdi non sono gestite dall’amministrazione locale ma da privati: «Loro non adottano le stesse misure nei loro giardini. E così vanificano spesso l’intervento nelle aree pubbliche».