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Le suore fuggite dal convento di Vittorio Veneto hanno trovato una nuova casa: «Stiamo cento volte meglio, ora torniamo a produrre Prosecco»

30 Agosto 2025 - 21:13 Alba Romano
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Madre Aline ringrazia tutti i sostenitori: «Siamo qui solo grazie a voi»

Hanno trovato una nuova casa le suore fuggite dal convento dei Santi Gervasio e Protasio a San Giacomo di Veglia, frazione di Vittorio Veneto. Lo scorso maggio, dodici monache di clausura fuggirono dalla struttura – commissariata dal Vaticano – e si rifugiarono in un alloggio segreto offerto da un’associazione di volontariato. Oggi, scrive il Corriere del Veneto, le suore abitano a San Vendemiano (Treviso) in una villa messa a disposizione da un benefattore locale. «Se siamo qui è solo grazie a voi», ha detto madre Alina, ex badessa a Vittorio Veneto, aprendo la festa per ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto e aiutato lei e le sue sorelle in questi mesi.

Il commissariamento e la fuga

Quella notte di maggio, le monache fuggirono con niente in mano: senza denaro e senza vestiti di ricambio. Dietro la loro fuga ci sarebbe il commissariamento del convento da parte del Vaticano, con l’arrivo di una superiore 81enne richiamata dall’indonesia e e un’altra monaca prelevata dall’abbazia di Cortona. «Dal loro arrivo – denunciò una delle suore scappate – il clima è diventato insopportabile. Sono due anni che ci sottopongono a forti pressioni morali e psicologiche. Ci sentiamo soffocate, hanno distrutto una pace durata mezzo secolo».

«Cento volte meglio» di prima

Ora, come detto, le dodici consorelle hanno trovato una nuova casa a San Vendemiano in una casa ristrutturata apposta per loro. Il piano ora prevede di continuare a produrre prodotti locali – creme all’aloe, miele, Prosecco e birra – proprio come facevano nel vecchio monastero, a costo di creare qualche frizione interna. Questa volta, però, per farlo hanno fondato un’associazione chiamata «100 volte melius». E il perché di questa scelta lo si intuisce facilmente dalle parole di madre Aline: «L’aiuto delle persone e la loro collaborazione ci ha dato grande coraggio. Anche la scelta del nome dell’associazione vuole rispecchiare la nostra nuova vita, oggi è cento volte meglio di prima e speriamo di poter fare ciò che amiamo, lavorare, pregare Dio e aiutare la comunità».

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