Il maxi piano di Stellantis, ma negli Usa di Trump (e sulle auto a benzina): come vuole investire 13 miliardi

Sarà una conseguenza dei dazi di Trump, delle regole europee per la transizione all’elettrico oppure dei costi troppo alti dell’energia in Europa, ma Stellantis sembra aver fatto una scelta piuttosto chiara in merito al proprio futuro puntando tutto sugli Stati Uniti. Nelle scorse ore, il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa ha annunciato il più grande investimento mai realizzato nella sua storia per il mercato americano: tredici miliardi di dollari in quattro anni, che serviranno soprattutto a potenziare la capacità produttiva nazionale e introdurre cinque nuove modelli sul mercato.
Il maxi-piano per gli Usa di Trump
Quando Carlos Tavares si dimise dal ruolo di amministratore delegato a dicembre dello scorso anno, uno dei motivi fu proprio il flop di Stellantis sul mercato americano. Ora che al suo posto c’è l’italiano Antonio Filosa, il colosso automobilistico ha deciso di puntare proprio sugli Stati Uniti per il suo rilancio. Il maxi-investimento annunciato nelle scorse ore farà sicuramente piacere a Donald Trump, che dal suo ritorno alla Casa Bianca ha imposto dazi sull’importazione di auto dall’estero e ha minacciato di alzarli ulteriormente qualora le case automobilistiche non avessero iniziato a produrre di più negli Usa. Secondo le stime di Stellantis, il nuovo piano per il mercato americano porterà alla creazione di oltre 5mila nuovi posti di lavoro negli stabilimenti in Illinois, Ohio, Michigan e Indiana.
Gli investimenti di Stellantis, Stato per Stato
In Illinois, Stellantis riaprirà la fabbrica di Belvidere con due nuovi modelli Jeep — Cherokee e Compass — il cui avvio della produzione è previsto per il 2027 e creerà circa 3.300 nuovi posti di lavoro. A Toledo, in Ohio, Stellantis investirà 400 milioni di dollari per assemblare a partire dal 2028 un pick-up di medie dimensioni, che si affiancherà ai modelli Jeep Wrangler e Gladiator e impiegherà 900 lavoratori aggiuntivi. Nello stabilimento in Michigan, Stellantis investirà circa 100 milioni di dollari per produrre un Suv full-size disponibile, sia in versione elettrica sia con motore termico. Anche in questo caso, l’avvio è previsto nel 2028 e creerà 900 nuovi posti di lavoro. A Detroit saranno investiti 130 milioni di dollari per la prossima generazione della Dodge Durango, la cui produzione inizierà nel 2029, mentre a Kokomo, in Indiana, lo stabilimento produrrà dal 2026 il nuovo motore GMET4 EVO.

Avanti tutta con il motore endotermico, all’elettrico solo le briciole
Ad accomunare buona parte dei nuovi investimenti annunciati da Stellantis c’è la volontà di continuare a puntare sulle auto a benzina e diesel, in piena linea con i dettami della Casa Bianca. Pochi giorni dopo il suo ritorno a Washington, Trump ha revocato i piani dell’amministrazione Biden per spingere le case automobilistiche a investire sull’elettrico e ha invitato i costruttori a continuare a produrre anche veicoli a motore endotermico. L’invito è stato raccolto senza troppe remore da Filosa, come dimostrato dalla strategia svelata nelle scorse ore, che prevede grossi investimenti nelle auto a benzina e diesel. Difficilmente si vedrà un piano simile anche in Europa, dove le regole — che pure stanno per essere ridiscusse — continuano a privilegiare gli investimenti per la produzione di veicoli elettrici.
L’effetto in Borsa e la reazione stizzita del Canada
L’annuncio degli investimenti negli Usa arriva in un momento particolare per Stellantis. Lunedì, Moody’s ha abbassato l’outlook del rating sulla casa automobilistica, citando le «difficili condizioni di mercato in Europa e l’impatto dei dazi sulle importazioni statunitensi». Le azioni del gruppo sono crollate nella giornata di martedì e hanno perso oltre il 25 per cento nell’ultimo anno. L’annuncio del maxi-investimento da 13 miliardi sembra destinato a invertire il calo in Borsa e restituire un po’ di fiducia da parte degli investitori. Mercoledì, durante le ore di contrattazione pre-mercato, il prezzo delle azioni di Stellantis è aumentato di circa il 5%.
Tra chi non ha apprezzato il piano di Antonio Filosa figura invece il governo canadese. La strategia delineata da Stellantis per il Nord America prevede infatti l’interruzione della produzione del Suv Jeep Compass nello stabilimento di Brampton, nella regione di Toronto, per spostarlo oltre confine in Illinois, così da evitare i dazi. Il primo ministro canadese Mark Carney ha definito la decisione una «conseguenza diretta delle tariffe statunitensi e delle potenziali future azioni commerciali degli Stati Uniti», aggiungendo che il suo esecutivo proteggerà i lavoratori e identificherà nuove opportunità di investimento.

I sindacati italiani: «Ora Stellantis investa anche qui!»
A commentare il maxi-piano di Stellantis per gli Usa sono anche i sindacati italiani. Secondo la Uilm, la scelta di puntare sul mercato americano è una diretta conseguenza dei «pasticci combinati dalla Ue sulla cosiddetta transizione», che sta «creando difficoltà e incertezza per l’intero settore automotive». Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, chiede invece ai vertici del gruppo di delineare un piano simile anche per rilanciare la produzione europea: «Stellantis deve investire anche in Europa, a partire dall’Italia. Se l’Italia, come l’azienda dice, è una delle tre gambe del gruppo bisogna fare in modo che anche questa viaggi come le altre. In Nord America si fanno investimenti, si facciano anche in Europa».
