La chef Antonia Klugmann e il suo ristorante sommerso dal fango: «L’inondazione come un film»

«Il paesaggio attorno a noi non è decorativo: è la nostra identità». La chef Antonia Klugmann lo ripete in un’intervista a Repubblica dopo aver visto il suo ristorante l’Argine a Vencò “The day after” sommerso dal fango. «A un certo punto c’era il salotto coperto di acqua e dalle pareti si è sentito un rumore cupo dentro le mura. Sono spesse, è un edificio del 1650. Avvertivo come un ribollire, come se il muro avesse trattenuto tutta la sua forza e poi l’avesse espressa. Ho assistito all’inondazione come in un film», spiega.
La piena
«Quando ha visto la piena ha coordinato i ragazzi che sono usciti a piazzare sacchi di sabbia. Erano le 23 ed erano rimasti pochi clienti», ricorda. «Alcuni avevano la camera al piano superiore. I vigili del fuoco, arrivati a un certo punto, non hanno potuto far altro che dirmi di evacuare tutti. Poi sono andati via e non ho più visto nessuno. L’unico interlocutore è stato il sindaco di Dolegna del Collio. La Protezione civile è arrivata tardi perché le strade erano ormai inagibili. Ho avuto soccorso solo 14 ore dopo».
E conclude: «Ho fatto tutto quello che dovevo e che potevo come privato, ma la pioggia così violenta ha messo in ginocchio un territorio comunque abituato alla pioggia. È chiaro che di fronte a questi eventi la politica regionale e nazionale deve prendere la situazione in mano. La tutela del paesaggio e dei territori va messa davanti a tutto. Bisogna affrontare la realtà delle fragilità strutturali».
