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La verità di Andrea Sempio da Vespa: «Il killer è Alberto Stasi, ma vivo ai domiciliari. I 20-30 euro a Venditti? Mio padre ha un altro appunto…»

19 Novembre 2025 - 22:11 Diego Messini
Il 37enne indagato per il delitto di Garlasco ospite in prima serata su Rai 1: «Accanimento contro di me, ma con gli inquirenti ha ottimi rapporti»

Questa volta Andrea Sempio ci mette la faccia, e non in una dichiarazione rubata da qualche cronista d’assalto, né in intercettazioni più o meno datate. L’indagato principe della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco ha scelto di andare in tv, anzi nel suo «salotto di punta»: quello di Bruno Vespa. Una doppia apparizione – prima a Cinque Minuti dopo il Tg1, poi a Porta a Porta in tarda serata – per dire la sua e tentare di allontanare una volta per tutte sospetti e illazioni sul suo conto. A partire dalla mano che uccise ormai oltre 18 anni fa nella villetta di Garlasco la povera Chiara Poggi. Chi è stato, chiede subito Vespa a Sempio? «Credo sia stato ormai acclarato in anni di processe in più sentenze: ad oggi il colpevole è Alberto Stasi e io non ho motivo di pensare il contrario». Ma allora perché il suo nome, quello dell’allora amico del cuore di Marco Poggi, fratello di Chiara, continua a fare capolino nelle indagini, tanto da portare i magistrati a riaprire per la terza volta il fascicolo sul delitto di Garlasco? Come si spiega, chiede Vespa, «si sente perseguitato?». «Un po’ sì, non posso negarlo, sì ormai è una cosa che periodicamente ricapita, ci ricadi dentro e tutto, quindi sì, capisco che un certo accanimento c’è, spero in buona fede ma…». Resta il fatto che la sua vita dopo l’omicidio e soprattutto ora con il riaccendersi dei riflettori mediatici e giudiziaria su di lui non è cambiata, è stravolta, dice Sempio. «Io al momento non ho una vita. Sono tornato a vivere nella cameretta in cui stavo una volta e a quasi 40 anni sono chiuso lì, non posso far niente, non posso avere una vita, è come essere ai domiciliari», risponde tetro il 37enne a Bruno Vespa nel programma in prima serata su Rai 1.

Il biglietto «inspiegabile» su Venditti e l’altro appunto del padre di Sempio

Eppure è lo stesso Sempio che, nel prosieguo dell’intervista ammetterà di aver sempre intrattenuto ottime relazioni con tutti gli inquirenti che si sono occupati di lui nel corso degli anni, dai magistrati ai carabinieri incaricati di rilievi, esami, perquisizioni. E al di là della mano omicida nel delitto di Chiara Poggi, gli ricorda Vespa, restano da sciogliere una serie di gialli “correlati” emersi negli scorsi mesi e legati alla stratificazione nel tempo delle indagini, con tutte le incognite del caso. Che dire ad esempio del controverso appunto rinvenuto a casa Sempio a proposito di Mario Venditti, titolare della prima indagine, «Venditti gip archivia per 20-30 euro» – frase per cui l’ex procuratore di Pavia è ora indagato a sua volta per corruzione in atti giudiziari? Quello «non era né più né meno un appunto che si era preso mio padre. Io penso fosse semplicemente un appunto su quanto costava ritirare le carte dell’archiviazione, per quello 20-30 euro», spiega Andrea Sempio. «Anche perché – cosa che non è passata sui media – in casa mia hanno trovato anche un appunto in cui mio padre si era segnato tutte le vere spese “serie”, che erano espresse in migliaia di euro. Quindi su ciò che è stato speso ai tempi mio padre ha segnato tutto». Insomma secondo Sempio junior ci sarebbe un altro appunto del padre Giuseppe su cui farebbero bene se mai a concentrarsi i media, in cui il padre indicava tutte le spese sostenute per avvocati e consulenti, dunque per Massimo Lovati e gli altri legali che negli anni l’hanno assistito, ma pure per l’ex comandante dei Ris Mario Garofalo. E il totale di quelle spese, dice Sempio in tv, ammonterebbe «più o meno intorno ai 50mila euro». Quell’appunto, dice il 37enne, «è nelle mani degli investigatori», anche se i giornali non ne hanno ancora parlato.

Le indagini e il rapporto «eccellente» di Sempio con gli inquirenti

Quanto alla presunta benevolenza usata dagli inquirenti stessi nei suoi confronti, Sempio ridimensiona anche questa teoria. E di certo non c’è stata alcuna domanda concordata negli interrogatori, come s’è pure sospettato. «Non c’è stato nessun passaggio di domande o che. C’era questa cosa particolare che dalle intercettazioni risultava che io sapevo in anticipo le domande. Ma in realtà quelle domande, quegli argomenti di cui io parlavo in macchina erano cose che erano già uscite sui giornali, già uscite in televisione e su cui avevo già risposto in alcune interviste. Quindi erano sempre quegli argomenti, non c’era un argomento particolare che non era mai uscito prima e che si è trovato solo nell’interrogatorio, erano sempre gli stessi». Nessun particolare occhio di riguardo, dunque, men che meno favori espliciti o trame corruttive. «In realtà con tutte le figure degli inquirenti con cui ho avuto a che fare negli anni ho avuto un buon rapporto. Quando sono stato sentito ho avuto l’impressione che loro comprendessero quello che stavo dicendo e che non mi stessero particolarmente inquisendo. Avevo toni confidenziale con un Carabiniere venuto a fare rilievi su di me? Ce l’ho sempre avuto con tutti», chiude Sempio.

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