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La Svizzera chiede i danni agli attivisti della Flotilla: fino a 1.100 euro per l’assistenza consolare dopo l’arresto in Israele

26 Novembre 2025 - 16:38 Ugo Milano
global sumud flotilla
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La protesta di uno degli attivisti coinvolti: «Ricevuto una visita lampo, poi i biglietti ce li ha pagati la Turchia»

Prima la missione umanitaria ad alto rischio, poi l’arresto in Israele, ora il conto da pagare. In Svizzera, gli attivisti che hanno preso parte alla spedizione della Global Sumud Flotilla dello scorso agosto/settembre hanno ricevuto una lettera dal Dipartimento federale degli Esteri che chiede il rimborso per le spese di emergenza e i costi sostenuti per la protezione consolare. A riportare la notizia è la Radiotelevisione svizzera, che parla di venti persone coinvolte, di cui 19 per la missione Waves of freedom e uno per la spedizione Thousand madleens to Gaza, entrambe organizzate per «rompere l’assedio» israeliano nella Striscia di Gaza.

La richiesta di rimborso

Il conto presentato agli attivisti va da un minimo di 300 a un massimo di 1.047 franchi svizzeri (da 321 a 1.120 euro) in base al carico di lavoro legato alla protezione consolare fornita a ciascun cittadino. In sostanza, si tratta degli interventi dei consoli presso le autorità israeliane, le visite in carcere durante la detenzione e l’assistenza per il rientro in Svizzera.

Il volo pagato dalla Turchia e le proteste degli attivisti

La decisione delle autorità elvetiche ha provocato le proteste degli attivisti coinvolti. Alcuni di loro, per giunta, sostengono di non aver «alcun contatto con l’assistenza consolare in Svizzera». È il caso di Sébastien Dubugnon, che si è visto recapitare una fattura per spese amministrative di 300 franchi relative a un volo di rientro in patria. Ma in realtà, spiega l’attivista, è stata la Turchia, non la Svizzera, a pagare i biglietti aerei per il ritorno.

Gli attivisti fanno ricorso

L’unico intervento consolare ricevuto è una visita di dieci minuti in carcere: «Abbiamo visto un rappresentante consolare che è stato letteralmente buttato fuori dopo pochissimo tempo, senza nemmeno vedere metà di noi. E ci ha detto che non poteva aiutarci», spiega l’attivista. Ai membri della Flotilla sono stati concessi trenta giorni di tempo per saldare i conti con le autorità svizzere, ma hanno già annunciato che faranno ricorso.

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