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«Con le questioni di genere l’Onu ha perso la bussola: serve la pace», il capo dell’agenzia atomica Grossi si candida a segretario (con l’appoggio dell’Italia)

30 Novembre 2025 - 09:28 Giovanni Ruggiero
Rafael Grossi
Rafael Grossi
Il direttore generale dell'Aiea vuole un ritorno alle origini delle Nazioni Unite, che punti alla soluzione dei conflitti prima di tutto. Le critiche a Guterres: «Un segretario generale deve essere presente nei teatri di crisi»

Rafael Mariano Grossi non risparmia critiche all’Onu «assente» di fatto dai conflitti più gravi in Africa, in Medio Oriente e in Ucraina. Il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica si candida alla guida delle Nazioni Unite con la missione apparentemente impossibile di far uscire dall’irrilevanza l’organizzazione. «Quando si fa un’analisi dei conflitti più gravi in corso, si nota una costante: l’assenza assoluta dell’Onu. Ecco perché corro come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite», afferma in un’intervista a Luca Fraioli per La Repubblica. Anche con l’appoggio del governo italiano.

L’esperienza alla guida dell’Aiea

Grossi rivendica sei anni di direzione dell’Aiea occupandosi di questioni di altissima rilevanza politica, dal conflitto in Ucraina alla guerra in Medio Oriente fino al nucleare iraniano. «Ritengo che la nostra azione sia stata molto efficace. Sono un interlocutore accettato e rispettato da tutti. Ed è questo, secondo me, che oggi manca alle Nazioni Unite», spiega il diplomatico argentino. La sua candidatura si basa proprio su questa capacità dimostrata di muoversi tra attori internazionali che spesso hanno posizioni contrapposte.

Diplomazia attiva contro l’immobilismo

Senza attaccare frontalmente il segretario uscente António Guterres, Grossi traccia però mette in chiaro come la pensa sul lavoro da segretario generale dell’Onu. Non proprio in linea con quello uscente: «L’esempio di quello che ho fatto nei teatri di crisi che riguardavano il nucleare è una buona dimostrazione del mio approccio. Un segretario generale deve essere presente nei teatri di crisi, deve fare diplomazia attiva. Soprattutto in uno scenario internazionale in cui il Consiglio di sicurezza soffre di una impasse quasi strutturale, visto che Usa, Cina e Russia hanno molto spesso posizioni opposte».

Tornare alle origini: sicurezza e pace

Sul programma, Grossi va dritto al punto: «Ricordo che l’Onu è stata fondata nel 1945 per “evitare la miseria delle guerre”. Ma con l’emergere di tanti altri temi controversi, come le questioni di genere o dello sviluppo, si è persa un po’ la bussola. Credo che la sicurezza internazionale e la pace debbano essere una priorità». Quanto al multilateralismo, usa una metafora: «Il multilateralismo è come un pianoforte: è lì a disposizione. Ma lo si può suonare bene o male».

Dialogo con tutti, anche gli scomodi

Il governo italiano ha formalizzato l’appoggio alla sua candidatura. «Come italo-argentino è stata una grande soddisfazione», commenta Grossi. La sua strategia si basa sul dialogo a 360 gradi: «Parlo con gli americani e gli iraniani, con il presidente Zelensky e il presidente Putin. Sono stato anche criticato per questo, ma se si vuole avere una leadership globale occorre dialogare con tutto il mondo».