La “tassa etica” colpisce i creator di OnlyFans: chi deve pagare l’imposta extra del 25% sui contenuti pornografici

Anche i content creator di OnlyFans che pubblicano contenuti pornografici e operano in regime forfettario dovranno versare la cosiddetta “tassa etica”. A confermarlo è l’Agenzia delle Entrate, che ha chiuso mesi di interpretazioni incerte e dubbi contabili. La precisazione è arrivata in risposta a un interpello presentato dalla tech company Fiscozen, che chiedeva chiarimenti sull’applicazione al forfettario della tassa etica e sui criteri di calcolo.
Che cos’è la tassa etica
Introdotta con la legge 266 del 2005, la tassa etica è un’addizionale del 25% applicata ai redditi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico o violento. In altre parole, si tratta di un’imposta che non sostituisce quelle ordinarie, ma si aggiunge. A pagare sono liberi professionisti, titolari di impresa, artisti e società che operano nel settore. Rispondendo all’interpello di Fiscozen, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche i forfettari dovranno pagare la tassa etica.
Quanti sono i content creator coinvolti
Una precisazione più che necessaria, se si considera che – sempre secondo le stime di Fiscozen – su 85 mila creator italiani attivi su OnlyFans, circa 45 mila lavorano in forfettario. Per le attività in regime ordinario o semplificato, la base imponibile è il reddito netto collegato all’attività pornografica. Per i forfettari, invece, il meccanismo segue le regole del loro regime: si prende la quota dei ricavi legata a contenuti soggetti alla tassa, si applica il coefficiente di redditività previsto dal codice Ateco e su quel reddito si calcola il 25%.
La valutazione caso per caso
C’è però un altro elemento che emerge dalla precisazione dell’Agenzia delle Entrate: agli occhi del Fisco, non basta essere su OnlyFans o su una piattaforma per adulti per rientrare automaticamente nella tassa etica. La natura pornografica dei contenuti pubblicati sarà valutata caso per caso. Secondo quanto spiegato da Elena Battistini – commercialista partner di Fiscozen – a Repubblica, dovrebbero restare fuori dalla tassa foto di piedi, mani o altri contenuti fetish che non mostrano atti sessuali espliciti, scene di autoerotismo, semplice nudità o anche simulazione di atti sessuali.
Foto copertina: Dreamstime/Davide Bonaldo
