Gedi ai greci entro febbraio, e andrà anche La Stampa per cui manca una vera offerta

La trattativa fra la Exor di John Elkann e i greci di Antenna group rappresentati da Theodore M. Kyriakou per l’acquisto del 100% di Gedi è in discesa, ma tutt’altro che chiusa. Secondo fonti vicine al tavolo di trattativa le chance che la vendita vada in porto sono «al momento del 60%», ma le due aziende hanno prorogato l’esclusiva dei colloqui a partire dal primo dicembre per «almeno due mesi», e quindi non è escluso che il closing possa slittare a fine gennaio 2026 e forse anche oltre. L’unica cosa abbastanza definita è il prezzo, intorno ai 140 milioni di euro, che causerebbe ad Exor una importante minusvalenza (Gedi è costata fra opa, acquisizione del capitale successivo e copertura perdite ben oltre 200 milioni di euro) e che però viene ritenuta dai greci in linea con la due diligence fatta durante la prima fase delle trattative. L’esame dei conti per altro è ancora in corso, perché qualche incertezza sul perimetro dell’acquisizione ancora esiste.
Prima Gedi venderà Sentinella del Canavese e Huffington Post. Difficilmente La Stampa
Prima della chiusura con i greci Gedi cederà La sentinella del Canavese al gruppo di ristorazione pugliese Ladisa, con cui il closing sembrava imminente già nella prima settimana di dicembre. È slittato, ma dovrebbe essere imminente. Non faceva parte della trattativa, contrariamente a notizie di stampa, la cessione di Huffington Post, che dovrebbe comunque uscire dal perimetro di Gedi prima della chiusura con i greci. L’offerta sarebbe arrivata invece «da un primario gruppo di comunicazione italiano». Non sono però queste due cessioni a cambiare il valore dell’offerta di Antenna group, su cui inciderebbe invece una cessione della Stampa fatta da Gedi prima di diventare greca. Kyriakou ha compreso anche il quotidiano torinese nella trattativa fino a qui, ma non piangerebbe in caso di una sua uscita dal perimetro, perché per i suoi piani sarebbe sufficiente Repubblica, oltre alle radio di Gedi. Come ribadito in un colloquio con Il Foglio da Enrico Marchi, che guida la cordata Nem di imprenditori del Nord Est, c’è il loro interesse ad acquistare La Stampa. Però non è stata presentata un’offerta formale a Gedi, e fino a questo momento i colloqui avvenuti vengono ritenuti «poco strutturati». Per una questione di tempi, quindi, è assai più probabile che La Stampa finisca ai greci.

Repubblica vale 64,5 milioni e La Stampa 7,591. Ma tutta l’editoria Gedi ha perdite milionarie
Non ci sono indiscrezioni sui numeri analitici della due diligence, ma qualche cifra si può trarre dai bilanci delle varie società controllate da Gedi. Quella più rilevante è Gedi news network, che controlla i quotidiani. Nel 2024 presentava ricavi per 223,932 milioni di euro e una perdita finale di 15,113 milioni di euro. In quei conti però parzialmente c’era ancora l’andamento del Secolo XIX, venduto dopo l’estate, e la plusvalenza della cessione al gruppo Aponte (Mcs crociere). C’era ancora La Provincia Pavese, venduta a inizio luglio 2025 a Sae Lombardia per 37.128 euro netti la testata cartacea a cui sommare 22.198 euro netti la parte digitale. Sono cifre che cambiano poco del totale. Nei conti però era indicato il fair value (il prezzo di mercato) di Repubblica, indicato in 64,566 milioni di euro, e quello de La Stampa, fissato a una cifra 8,5 volte inferiore: 7,591 milioni di euro. Complessivamente in Gedi news network al 31 dicembre 2024 risultavano dipendenti 512 giornalisti, 100 impiegati e 3 dirigenti. Tutti i numeri potrebbero essere cambiati durante il 2025, diminuendo. Non è chiaro però se nel fair value dei due quotidiani sia compresa anche la parte digitale. Perché tutto il digitale di gruppo riporta ad altra società, Gedi digital, che nel 2024 ha ricavato 75,006 milioni di euro perdendo però 7,747 milioni di euro. Parzialmente collegato ai quotidiani è anche il bilancio 2024 della A.Manzoni &c, concessionaria di pubblicità che ha fatturato nel 2024 43,388 milioni di euro, perdendo 9,832 milioni di euro. Una cosa è certa: i conti di cartaceo, digitale e pubblicità sono tutti in forte perdita, e questo ovviamente incide sul valore.
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Vanno bene le radio in Elemedia, piccolo utile anche per Limes e National Geographic
Sono invece due le controllate di Gedi a non essere in rosso. Una è Elemedia, la società che controlla le ambite radio di gruppo (Radio Deejay, Radio Capitale e Radio m2o), che ha chiuso il 2024 con ricavi di 63,648 milioni di euro e con un utile netto di 6,21 milioni di euro. In piccolo utile (38.804 euro a fine 2024) anche la Gedi periodici e servizi spa, che fatturava 39,526 milioni di euro. Al suo interno è stata fusa a fine 2023 la Gedi distribuzione spa, che è gran parte di quel fatturato. Il resto è fatto dall’edizione cartacea e da quella digitale di National Geographic e da Limes, che hanno complessivamente 9 giornalisti a carico e che ricavano 5,7 milioni di euro dalle vendite, altri 1,4 milioni di euro dalla pubblicità e 2,3 milioni da servizi, fra cui la Scuola di Limes e la produzione per conto della Ferrari di “The official Ferrari magazine”, che da solo vale 1,5 milioni di euro.

Il messaggio di Kyriakou per rassicurare sulla loro indipendenza i giornalisti italiani
Tutto questo passerà ai greci che nella giornata di mercoledì 16 dicembre hanno voluto tranquillizzare le redazioni con un lungo messaggio in cui si diceva fra l’altro: «Quando Antenna entra in un gruppo editoriale, la linea editoriale locale viene pienamente rispettata. Il Gruppo applica infatti una rigorosa politica di non interferenza, garantendo piena autonomia alle redazioni e tutelando il pluralismo, la credibilità dell’informazione e il rapporto di fiducia con il pubblico». Fonti vicine ai greci poi hanno spiegato che l’acquisizione sarà fatta da società interamente controllata dai tre figli del fondatore del gruppo, Minos Kyriakou, e non ci sarà alcuna partecipazione dei sauditi che hanno una partecipazione solo nella controllata greca di Antenna group. Né sarà interessata la Qatar Investment Authority che con i Kyriakou ha stretto un accordo nel 2024 per la costituzione di un fondo di investimento con capitale di un miliardo di dollari. Certo il gruppo Antenna ha grande liquidità e anche per questo nel 2024 aveva tentato, poi fallendo, l’acquisizione della rivista americana Time.

Gli elogi di Giorgia Meloni e i rapporti con Donald Trump e Tony Blair sulla stampa greca
La trattativa Antenna group- Exor ha suscitato grandi reazioni, spesso negative, in Italia. Ma non ha spopolato sui media greci, dove è stata data solo qualche scarna notizia. Unica eccezione il quotidiano indipendente progressista Efimerida ton Syntakton (edito da una cooperativa di giornalisti) che mercoledì 16 dicembre ha dedicato una intera pagina alla vicenda, dando ampio spazio alle preoccupazioni dei giornalisti di Repubblica e de La Stampa. Ma il servizio ha raccontato anche qualcosa di più su Kyriakou, spiegando la sua collaborazione con Tony Blair e con l’Atlantic Council, lanciato in un incontro pubblico a settembre, a margine dell’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite. «La cosa interessante», scrive il quotidiano greco, «è che il primo ministro italiano, Giorgia Meloni, ha partecipato tramite teleconferenza e ha elogiato la leadership di Theodoros Kyriakou. “Questa iniziativa è esattamente il tipo di piattaforma strategica di cui il mondo ha bisogno in questo momento”, ha affermato Meloni in quell’occasione. Secondo la stampa italiana, Meloni sta seguendo molto da vicino il processo di possibile acquisizione dei media italiani. Alla fine, a quanto pare, l’approvazione da parte del Palazzo Chigi è stata data e ora “l’editore greco che conosce Trump e Blair è ben visto anche da Meloni”. E per questo non bisogna ignorare il ruolo di Trump». Sempre secondo il quotidiano Kyriakou ha fatto da pontiere fra il governo greco e l’amministrazione Trump, con cui ha costruito da tempo solidi rapporti: «È stato ospite d’onore al ricevimento privato di Trump in occasione del suo insediamento, mentre il Palazzo Maximos (il Palazzo Chigi greco, ndr) cercava disperatamente dei mediatori per ottenere un posto nella cerchia della leadership della Casa Bianca».
