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Fusione nucleare, dove sorgeranno le prime centrali? Ecco la mappa dei 900 siti idonei in Europa (quasi 200 sono in Italia)

16 Dicembre 2025 - 23:47 Ugo Milano
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La tecnologia non sarà pronta prima di alcuni decenni, ma uno studio dell'Università di Monaco ha cominciato a mappare i territori europei più adatti

La fusione nucleare è ancora lontana, lontanissima. Ma se mai dovesse arrivare, dove verrebbero realizzate le prime centrali? A rispondere a questa domanda ci pensa lo studio European Site Mapping, pubblicato dalla Technical University of Munich (Tum) tra il 2024 e il 2025 per conto della green tech tedesca Gauss Fusion. La ricerca ha individuato circa 900 potenziali siti con tutte le carte in regola per ospitare centrali a fusione in Europa. E di questi, ben 196 sono in Italia.

I territori più adatti in Italia

In Italia lo studio identifica innanzitutto vasto potenziale nell’area tra Torino e Milano e lungo il Po, in particolare nell’area di Venezia e lungo la riviera romagnola. Tutti questi territori, secondo l’Università di Monaco, offrono una combinazione ideale di industria pesante, capacità di rete e infrastrutture energetiche già esistenti. Al Centro, lo studio individua qualche area isolata nei dintorni di Grosseto e Roma. Al Sud, infine, si guarda soprattutto all’area di Napoli.

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La ricerca sulla fusione nucleare

A inizio 2025, l’Italia è entrata a far parte del Comitato direttivo dell’International fusion materials irradiation facility-Demo oriented neutron source (Ifmif-Dones), che si occupa di ricerca sulla fusione nucleare e studia, in particolare, i materiali destinati ai futuri reattori. Tra i colossi energetici italiani è soprattutto l’Eni a occuparsi della fusione, con un progetto in corso negli Stati Uniti con la società Cfs. Ad oggi, però, la possibilità di produrre energia elettrica con la fusione resta più una suggestione che una prospettiva concreta. Secondo gli esperti, occorreranno ancora alcuni decenni prima di poter assistere a una vera svolta tecnologica.

La sindrome Nimby

Prima della fusione, insomma, il nucleare farà parlare di sé in altri modi. Il governo è intenzionato a reintrodurre l’energia atomica nel mix energetico nazionale e per farlo passerà inevitabilmente dalle centrali a fissione. E prima ancora di quelle, ci sarà da individuare un’area per il deposito dei rifiuti nucleari. Una questione irrisolta da decenni per via della sindrome Nimby (Not in my backyard, in italiano: non nel mio cortile) e su cui nessun territorio ha avanzato una candidatura credibile.

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