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Manovra, via libera della commissione Bilancio: il testo in Aula lunedì. Dalle pensioni al Tfr, fino allo scontro sul condono: le novità

20 Dicembre 2025 - 19:36 Alba Romano
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Primo ok al Senato, martedì il voto. L'approvazione è arrivata al termine di un’altra giornata segnata da forti tensioni: ecco le misure

La commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera alla manovra. È stato votato il mandato al relatore e il testo approderà in Aula lunedì per la discussione generale per poi essere votato martedì. Poco prima del voto il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ringraziato maggioranza e opposizione del lavoro svolto. L’approvazione è arrivata al termine di un’altra giornata segnata da forti tensioni. A far esplodere lo scontro tra maggioranza e opposizioni è stato un emendamento di Fratelli d’Italia, poi riformulato dal governo, che di fatto riapriva il condono edilizio del 2003. Successivamente, come ha spiegato il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan, la proposta è stata convertita in un ordine del giorno. Le opposizioni rivendicano il risultato come una propria vittoria: «Di fatto l’emendamento è stato ritirato. Un ordine del giorno non si nega a nessuno, ma è noto che non ha alcun valore vincolante», sottolineano i capigruppo.

Il maxi-emendamento

Nel pomeriggio c’era stato il via libera della commissione Bilancio al nuovo maxi-emendamento del governo che reintroduce le misure a favore delle imprese, (dal credito Transizione 4.0 alle Zes), ma anche lo stop alla possibilità di cumulo con i fondi complementari per anticipare la pensione di vecchiaia, l’aumento dei tagli per l’anticipo pensionistico di precoci e usuranti, le misure sul Tfr. 

La pensione di vecchiaia anticipata

Non si potrà andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. Viene cancellata, infatti, la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare per il raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.

Tagli per i lavoratori precoci e usuranti

Aumentano anche i tagli all’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. L’emendamento del governo alla manovra aumenta i tagli di 50 milioni nel 2033 e di 100 milioni dal 2034. Previsti tagli pari a 40 milioni annui dal 2033 anche al Fondo per il pensionamento anticipato per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti: così il fondo a disposizione passa da 233 a 194 milioni.

Il Tfr esteso

Nell’emendamento presentato dal governo torna anche l’ampliamento dei soggetti tenuti al versamento del Tfr al Fondo Inps per l’erogazione del contributo. Saranno inclusi anche «i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell’attività, hanno raggiunto o raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti». In una prima fase di transizione, nei prossimi due anni la norma sarà valida per i datori di lavoro con un numero di dipendenti non inferiore ai 60. Nel 2032, poi, il limite dei dipendenti passerà a 40

Detassazione dei contratti

L’aliquota agevolata per la tassazione degli incrementi contrattuali resta, invece, al 5% come previsto in manovra ma riguarderà i redditi fino a 33mila euro e i rinnovi effettuati anche nel 2024 e non solo nel 2025 e nel 2026.

Assicurazioni

Con il nuovo emendamento del governo rientra un secondo contributo chiesto alle assicurazioni: si tratta di 1,3 miliardi attraverso il versamento a titolo di acconto dell’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente.

Il ponte sullo Stretto

Sono rifinanziati, con complessivi 780 milioni nel 2032 e 2033, gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina.

Il piano casa

Calano rispetto a quanto inizialmente previsto le risorse: per il 2026 arrivano 110 milioni, altri 100 per il 2027, a fronte di complessivi 300 per il biennio inizialmente previsti.

Spoil system e authority

Un emendamento approvato prevede per le Authority la possibilità di risoluzione «di diritto» dei contratti subordinati a tempo determinato di personale di livello dirigenziale ed inquadrato con la qualifica almeno di direttore o equivalenti nel caso di «processi di riorganizzazione della struttura organizzativa» anche di singoli servizi, uffici o divisioni.

Editoria e cinema

Arriva in extremis il ripristino dei fondi per l’editoria per 60 milioni nel 2026. Stop anche alla stretta sulle tv locali. Ridotti i tagli al cinema che passano da 150 a 90 milioni.

Farmaci, meno fondi

Scende di 140 milioni, dal prossimo anno, il Fondo di oltre 1 miliardo per i farmaci innovativi. Il taglio è previsto a copertura della misura che prevede dal 2026 un ulteriore aumento del tetto della spesa farmaceutica il prossimo anno passando dallo 0,2 allo 0,3%.

Tagli alla metro c e Anas fuori da Fs

Resta la decurtazione di 50 milioni di euro per le metropolitana di Roma (la metro C), ma anche per Milano (M4) e Napoli (Napoli-Afragola). Mentre un ordine del giorno, non un emendamento, della Lega impegna il governo a dare attuazione all’uscita di Anas da Ferrovie dello Stato con il ritorno al ministero dell’economia.

La battuta di Giorgetti: «Dimissioni? Ci penso tutti i giorni»

È con una battuta, che chissà quanto sia davvero battuta, che Giancarlo Giorgetti archivia le voci su un possibile addio al ministero dell’Economia: «Alle dimissioni ci penso tutte le mattine, sarebbe la cosa più bella da fare per me personalmente», ha detto con un sorriso fuori dal Senato. «Ma siccome è la ventinovesima manovra di bilancio che faccio so come funzionano le cose». Un pensiero, quello delle dimissioni, che è sicuramente stato acuito negli ultimi giorni dalle tensioni tutte interne alla maggioranza, con emendamenti presentati e poi ritirati in una manciata di ore e vertici d’urgenza tra i leader dei partiti del centrodestra.

La protesta delle opposizioni, Schlein: «La peggiore degli ultimi anni»

«Una manovra pessima, la peggiore degli ultimi decenni per qualità delle scelte e forzature parlamentari. E con un colpo di coda il governo trova qualche risorsa in più facendo cassa sulle pensioni degli italiani, di chi ha lavorato e fatto sacrifici per una vita. Anche stavolta a pagare il conto saranno sempre i soliti: pensionati e lavoratori dipendenti. Mentre la manovra aiuta di più i più ricchi, dando 440 euro in più all’anno a chi ne guadagna 199.000». Così la segretaria del Pd Elly Schlein. «Zero crescita – sottolinea – nessuna visione di rilancio economico, risorse del tutto insufficienti sulla sanità e i trasporti. Tagli sulla scuola, sulla povertà, sul cinema».

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