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Israele conferma: «Fuori 37 Ong da Gaza». Lo scontro sulle regole per gli aiuti e il caso della Caritas: quali rischiano lo stop

01 Gennaio 2026 - 10:19 Giulia Norvegno
Gaza Ong
Gaza Ong
Il governo israeliano si prepara alle prime notifiche di espulsione per diverse organizzazioni umanitarie impegnate nell'assistenza alla popolazione gazawi. La protesta di Ue e i timori dell'Onu sui tagli di acqua e luce alle sedi dell'Unrwa

Israele ha formalizzato lo stop operativo per 37 organizzazioni umanitarie internazionali attive nella Striscia di Gaza, addebitando loro il mancato rispetto delle nuove norme sulla sicurezza e la trasparenza. Il Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo ha chiarito che la sospensione della licenza riguarda le realtà che non hanno soddisfatto i requisiti richiesti in termini di «standard di sicurezza e trasparenza». Tra le organizzazioni colpite dal provvedimento figura anche Medici Senza Frontiere, che ha lanciato un appello formale alle autorità israeliane per ottenere il permesso di proseguire le attività sia a Gaza che in Cisgiordania durante il 2026.

Quali sono le Ong che rischiano lo stop da Israele

  • Azione contro la fame
  • Action Aid
  • Alianza por la solidaridad
  • Care
  • Consiglio Danese per i rifugiati
  • Handicap International
  • Japan International Volunteer Center
  • Mercy Corps
  • Consiglio Norvegese per i rifugiati
  • Premiere Urgence Internationale
  • The International Rescue Committee (IRC)
  • WeWorld-GVC
  • World Vision International
  • Relief International
  • Fondazione AVSI (Italia)
  • Movement for Peace – Mpdl
  • American Friends Service Committee (AFSC)
  • Medico International
  • PSAS – The Palestine Solidarity Association in Sweden
  • Defense for Children International
  • Medical Aid for Palestinians – UK
  • Near East Council Churches
  • War Child Holland
  • Medici Senza Frontiere: Spagna, Belgio, Francia, Svizzera, Olanda
  • Oxfam: Quebec, Olanda
  • Medici del Mondo: Francia, Svizzera
  • Campaign for the Children of Palestine: Giappone
  • Terre des Hommes: Svizzera
  • Save the children

Il caso della Caritas

Nell’elenco delle Ong a rischio espulsione da Gaza ci sarebbero anche Caritas Internationalis e Caritas Jerusalem, secondo Repubblica. Eventualità però allontanata dal portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Farid Jubran: «Caritas Jerusalem è un’organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l’egida e la governance dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa». Quindi in Israele «è persona giuridica ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti attraverso “l’accordo fondamentale del 1993” e il successivo ‘accordo di Personalità Giuridica del 1997, firmato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele». La Caritas quindi non dovrebbe aver bisogno di una registrazione per operare a Gaza: «Caritas Jerusalem continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato».

Israele: «Nessuno stop all’assistenza»

Tel Aviv respinge l’idea che l’espulsione di queste organizzazioni possa compromettere l’assistenza alla popolazione di Gaza. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, le autorità israeliane sostengono che il flusso di aiuti proseguirà attraverso le agenzie Onu e le organizzazioni umanitarie che si sono adeguate alle normative. Il ministero competente minimizza l’impatto del provvedimento, sostenendo che le 37 realtà in via di espulsione rappresentano appena il 15% delle organizzazioni autorizzate e movimentano complessivamente solo l’1% del volume totale degli aiuti destinati alla Striscia.

Le regole sulla trasparenza per le Ong a Gaza

La ri-autorizzazione delle Ong è partita a marzo scorso, spiega il Corriere, ma il punto che ha generato maggiori tensioni riguarda la richiesta di fornire informazioni dettagliate su tutto il personale impiegato, compresi profili social, indirizzi email personali e numeri di telefono privati. In un paese con le capacità di intercettazione di Israele, qualsiasi posizione critica espressa in passato potrebbe tradursi in un diniego o in una revoca dell’autorizzazione. Si tratta di un procedimento che entrerebbe in conflitto con la legislazione europea sulla privacy e con il diritto alla libertà di espressione.

La protesta di Hamas e dell’Ue

Le reazioni internazionali al provvedimento israeliano sono state unanimi nella critica. La commissaria europea Hadja Lahbib ha scritto su X che bloccare le ONG internazionali equivale a «bloccare gli aiuti che salvano vite», ribadendo che la normativa israeliana sulla registrazione non può essere applicata nella forma attuale e che ogni ostacolo all’accesso umanitario va eliminato, come riportato dall’ANSA. Da Gaza, Hamas ha definito la decisione «un palese disprezzo per il sistema umanitario» e una pericolosa escalation, sollecitando l’Onu e la comunità internazionale ad adottare misure urgenti contro quello che i guerriglieri palestinesi definiscono un comportamento criminale.

Guterres contro il taglio di servizi all’UNRWA

Assieme al blocco delle Ong, Israele ha deciso di interrompere la fornitura di elettricità e acqua alle strutture dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA). Il segretario generale Antonio Guterres ha condannato ufficialmente la mossa, che secondo il portavoce dell’Onu ostacolerebbe ulteriormente le operazioni dell’agenzia, come riferisce Reuters. Stephane Dujarric ha ricordato che i beni UNRWA godono di immunità in base alla Convenzione sui privilegi delle Nazioni Unite e sono da considerarsi «inviolabili». Anche il commissario generale Phillipe Lazzarini ha espresso ferma opposizione al provvedimento.