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Nella trappola del disco-bar di Crans-Montana, la titolare ustionata e le uscite bloccate: le prime fiamme davanti ai ragazzi – I video

02 Gennaio 2026 - 07:58 Giovanni Ruggiero
Qualcuno prova a spegnere le fiamme sul soffitto. Altri riprendono con il telefono. La festa si trasforma rapidamente in panico collettivo. Cosa non torna nell'incendio che ha ucciso 47 persone nel seminterrato del Le Costellation sulle Alpi svizzere

Non ci sono ancora indagati nell’inchiesta degli inquirenti svizzeri sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana. L’unica certezza per le autorità locali è che non si sia trattato né di un attentato, né tantomeno di un incendio doloso. Le immagini che circolano sui social sin dalle prime fiamme nel seminterrato del disco-bar Le Costellation indicano quanto ci sarà da chiarire con i proprietari del locale sui sistemi di sicurezza che non hanno funzionato. La procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud, precisando che «diverse ipotesi sono allo studio: la pista privilegiata è quella di un incendio generalizzato che ha provocato un’esplosione». La priorità adesso, ha sottolineato la Pilloud, è «restituire i corpi alle famiglie», un lavoro che richiede l’intervento massiccio della medicina legale e degli anatomopatologi dei cantoni limitrofi, oltre che dell’Italia e la Francia.

Chi sono i proprietari del Le Constellation

Dietro il locale c’è una coppia corsa, Jessica e Jacques Moretti, che hanno rilevato lo stabile nel 2015 investendo un capitale sociale di 20.000 franchi per trasformarlo in società a responsabilità limitata con Jessica come gerente. Secondo quanto riportato da siti francesi e confermato da un amico alla testata Corse-Matin, entrambi sono vivi. La sera di Capodanno solo Jessica si trovava nel locale ed è rimasta ustionata a un braccio, mentre Jacques era in un altro loro esercizio. I Moretti gestiscono infatti anche il Senso, bar-ristorante specializzato in hamburger, e Le Vieux-Chalet a Lens. Tramite un membro dello staff hanno fatto sapere di essere «totalmente sotto shock» e hanno espresso sgomento per i dipendenti rimasti uccisi nel rogo.

Com’è iniziato l’incendio nel disco-bar

Le ricostruzioni indicano che l’innesco sia arrivato dalle scintille delle candele scintillanti inserita sul collo di una bottiglia di champagne, portata ai tavoli da camerieri issati sulle spalle dei colleghi, sarebbe entrata in contatto con il controsoffitto, evidentemente non ignifugo. Video e testimonianze mostrano che questo tipo di spettacolo era abituale nel locale. Immagini di quella stessa sera mostrano alcuni ragazzi che cercano di spegnere il fuoco, che sembra aver appena iniziato a bruciare il controsoffitto. Le fiamme avrebbero rapidamente aggredito i pannelli fonoassorbenti del soffitto, propagandosi poi al piano superiore attraverso gli impianti di aerazione e innescando esplosioni. Il consigliere di Stato Stéphane Ganzer ha precisato che «le esplosioni sono la conseguenza del rogo e non il contrario». Si sarebbe verificato il fenomeno del flashover: il passaggio improvviso da incendio localizzato a generalizzato, con temperature schizzate a livelli estremi in pochi istanti.

Carenze di sicurezza: uscite insufficienti e materiali infiammabili

Le indagini si dovranno concentrare su quelle che appaiono come gravissime lacune strutturali. Secondo esperti citati da Repubblica come Antonio Bandirali, ex responsabile sicurezza del Centro comune di ricerca UE a Ispra, sarebbero servite almeno cinque uscite di emergenza (una ogni 75 persone), ma il locale ne aveva sostanzialmente una sola nota agli avventori. La scala che collegava il seminterrato al piano terra era «angusta», come ha ammesso la stessa procuratrice Pilloud. Alcuni superstiti hanno raccontato di un’altra uscita al piano inferiore, ma «non c’era la scritta exit, ce ne siamo accorti solo poco prima di fuggire via». Un testimone ha riferito su Facebook di aver dovuto sfondare una porta posteriore «chiusa a chiave» per liberare dei corpi. Inoltre, il locale era arredato con molti elementi in legno, dalle sedie al soffitto, e quest’ultimo non sarebbe stato ignifugo. Il panico ha creato un effetto tappo alle scale, aggravato dai bodyguard che controllavano gli ingressi e che, secondo alcuni testimoni, sarebbero rientrati proprio mentre chi era fuori tentava di entrare. A loro volta seguiti da altri ragazzi, che non vedevano l’ora di entrare nel locale esclusivo, sold out per la notte di Capodanno.

Il testimone italiano: «Il locale sottoterra senza vie d’uscita»

«Verso l’una e mezza stavo passando dietro al locale, abbiamo sentito un grande boato e ci ha incuriosito perché solitamente qui in Svizzera non c’è mai uno scoppio così forte. Quindi abbiamo deciso di scendere e vedere se fosse successo qualcosa. Siamo arrivati e la gente cercava di uscire». Spiega all’Ansa (Immagini di Benoit Girod) Battista Medde, lavoratore sardo a Cras Montana. «C’erano tanti ragazzi – ha proseguito – perché prevalentemente erano ragazzi giovani dai 17 ai 20 anni che provavano a uscire. Ma essendo un locale sottoterra non c’erano vie di fuga, non c’erano finestre, l’unica via di uscita erano una scala. Quindi si sono messi là ed è successo quello che è successo».

Da rudere a locale alla moda: l’assalto sui social

Quando i Moretti lo rilevarono nel 2015, il Constellation era un edificio fatiscente che serviva specialità corse: salumi, formaggi e mirto. Impiegarono 100 giorni a ristrutturarlo, trasformandolo progressivamente nel locale di tendenza di Crans-Montana. La svolta è arrivata nel 2023 quando gli impianti della località sono passati a Vail Resorts, colosso del Colorado che ha portato una clientela americana facoltosa. Il locale era diventato punto di riferimento per après-ski e vita notturna, con spazio per 300 persone all’interno e 40 sul terrazzo. Dopo l’incendio le pagine Facebook e Instagram sono state chiuse, ma già prima della tragedia circolavano recensioni negative: personale maltrattato e, significativamente, solo 6,5 punti su 10 nella categoria sicurezza secondo le piattaforme di valutazione. Il presidente del Comune Nicolas Féraud ha ricordato che esistono «regole severe» e controlli regolari, ma questi aspetti saranno ora esaminati nell’inchiesta.