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Gli 11 sopravvissuti italiani di Crans-Montana al Niguarda: tre i più gravi. Chi sono e perché secondo i medici «per loro sarà una battaglia»

05 Gennaio 2026 - 22:11 Ugo Milano
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I feriti sono tutti sedati e in prognosi riservata, per cui «è prematuro - spiegano dall'ospedale milanese - considerarli fuori pericolo»

Richiederanno diverse settimane «come minimo», le cure a cui sono sottoposti gli 11 italiani feriti nella strage di Crans-Montana – dove sono morte 40 persone, tra cui 6 connazionali – ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. E sarà una «vera e propria battaglia», come la definisce Giampaolo Casella, direttore Anestesia e Rianimazione della struttura di Milano. I pazienti sono «tutti sedati e in prognosi riservata», per cui è prematuro considerarli fuori pericolo. Cinque si trovano al Centro Ustioni, sei in Terapia intensiva, tre dei quali in condizioni «particolarmente critiche», fanno sapere dall’ospedale. Le ustioni, aggiunge il dottor Casella, «sono molto estese» e tutti hanno anche un danno da inalazione di fumi velenosi. «Avremo complicanze attese», sottolinea ancora il medico, prevedendo ulteriori interventi chirurgici. «Ne abbiamo già fatti tanti – osserva -: ne abbiamo operati sei immediatamente e quattro dopo». 

Chi sono gli undici feriti e come stanno

Gli 11 feriti sono ragazzi tra i 15 e i 16 anni, fatta eccezione per una donna di 29 anni e un’altra di 55. Secondo il bollettino medico, diffuso lunedì 5 gennaio, presentano ustioni di secondo e terzo grado, che varia dal 10% a oltre il 50%, e coinvolge arti, dorso e volto. Diversi di loro presentano inoltre danni importanti a livello polmonare causati dalle inalazioni dei fumi tossici sprigionati dall’incendio del Constellation, che richiedono un’assistenza meccanica alla respirazione. 

Il Centro ustioni e la Banca dei tessuti

L’ospedale milanese, il cui Centro ustioni è considerato una eccellenza a livello nazionale ed europeo grazie alle tecnologie avanzate di cui dispone insieme ad una Banca dei tessuti, è pronto a dare supporto e assistenza ad eventuali altri feriti. In Svizzera sono ancora ricoverati tre italiani. «Uno doveva essere trasferito prima ieri e poi oggi», rivela il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, nel corso di una conferenza stampa per fare il punto sul coordinamento delle attività del servizio nazionale della Protezione civile legate alla tragedia.

«Le condizioni cliniche del paziente non l’hanno consentito – prosegue -, per cui ci dovremo aggiornare tra qualche giorno per un primo bollettino e per ricevere quello che in gergo viene chiamato “Fit to fly”, cioè la capacità di una persona a resistere a un volo sanitario». Non è dunque finita la battaglia per evitare che il bilancio della tragedia di Capodanno si aggravi.

Foto copertina: ANSA/UFFICIO STAMPA PROTEZIONE CIVILE| Evacuazione dei feriti italiani, rogo di Crans-Montana, domenica 4 gennaio

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