La «destra che vince» secondo Luca Zaia, il manifesto che spacca la Lega: giovani, diritti e sicurezza. Vannacci: «Lui non è il mio riferimento»

«Luca Zaia non è il mio riferimento». Parola del vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci. L’eurodeputato leghista ha commentato con l’Ansa il manifesto politico dell’ex presidente del Veneto, anch’egli leghista, pubblicato oggi – lunedì, 5 gennaio – su il Foglio. «L’ho letto in maniera molto ma molto superficiale», ma «Zaia – conclude – non è il mio benchmark». Per l’ex governatore sono cinque i punti cardine per il centrodestra: autonomia, politica estera, sicurezza, diritti e approccio liberale. «La destra vincente è liberale, quella liberticida perde».
Il manifesto politico di Zaia
Secondo Zaia, che definisce l’Italia «Il Paese più bello del mondo», siamo davanti a «una stagione unica». Ovvero: «Un governo stabile, uno standing internazionale rafforzato, indicatori economici migliorati in una congiuntura globale durissima, segnata dal ritorno della guerra come categoria della storia, ultimo quanto sta accadendo in Venezuela», scrive l’ex governatore. «Come centrodestra sentiamo oggi una responsabilità storica: dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro. Per i ragazzi di oggi, adulti di domani».
I 5 punti cardine: dall’autonomia alla politica estera, fino alla sicurezza
Il primo punto che prende in considerazione Zaia è «l’autonomia» che «non è una concessione né un capriccio identitario. È prevista dalla Costituzione repubblicana dal 1948. Il problema non è mai stato il testo costituzionale ma il modello centralista che si è affermato dall’inizio. Oggi ne vediamo i limiti. Il centralismo ha prodotto due Italie. Credo che l’autonomia sia, prima di tutto, assunzione di responsabilità. Non posso non sottolineare come esista una questione meridionale inaccettabile moralmente e intollerabile. Ma esiste anche una questione settentrionale: poche regioni in larga parte del Nord producono il residuo fiscale che tiene in piedi servizi essenziali in tutta l’Italia», afferma nel suo lungo intervento sul quotidiano diretto da Claudio Cerasa.
Il secondo punto ha a che fare con la politica estera: l’Italia come potenza di equilibrio. «Quello degli italiani all’estero, figli dei grandi flussi migratori, è un network che è punto di forza unico in un contesto globale. Sono convinto che oggi l’Italia possa giocare un ruolo internazionale ben superiore al suo peso demografico. La stabilità politica restituisce credibilità. l’Italia può essere ponte tra Ue ed Usa». Il terzo punto riguarda invece la sicurezza e l’ordine pubblico: «Il rispetto delle regole – scrive Zaia – non è né di destra né di sinistra, il popolo ce lo ricorda tutti i giorni, sono il fondamento della convivenza civile. I dati sulla popolazione carceraria raccontano un fallimento che non può essere ignorato. Sicurezza non significa militarizzazione, ma presenza».
I giovani, il fine vita e i diritti civili
L’ex governatore del Veneto parla poi dei giovani «la vera infrastruttura nazionale. La mobilità giovanile non va demonizzata, va capita. Io credo che l’Italia debba diventare davvero un Paese youth friendly, a misura di giovani. Servono politiche per la casa, il lavoro, la formazione. Come centrodestra dobbiamo lanciare iniziative nazionali capaci di attrarre i giovani da tutto il mondo anche intercettando fenomeni come il nomadismo digitale. Puntiamo sui giovani con politiche nuove e coraggiose». Infine, l’ultimo punto si intitola “Destra e Liberta”. Per Zaia, «la destra vincente – dice – è quella liberale. Lo dico con chiarezza: i temi etici, civili, del fine vita, non possono essere tabù ideologici. La destra di oggi non è quella di 50anni fa. Le questioni legate ai diritti civili e la fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale. Un destra matura non impone visioni. Con un centrodestra fatto di coerenza e principi sempre protagonista delle scelte e ai rinunciatario», conclude.
