Quattro anni di chemioterapia ma non aveva un tumore, maxi risarcimento da 500 mila euro: condannata l’Azienda ospedaliera di Pisa

Più di quattro anni di chemioterapia per un tumore all’intestino inesistente. La Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’azienda ospedaliera universitaria di Pisa a pagare, a titolo di risarcimento, danni per circa 500mila euro a una donna di 47enne, a cui era stato diagnosticato per errore un linfoma intestinale in fase terminale. La vicenda, riportata da Il Tirreno, risale al 2006, quando la donna si rivolge all’ospedale di Volterra per un intervento di ortopedia.
La diagnosi sbagliata e le conseguenze fisiche e psicologiche
Durante gli esami preliminari, i medici rilevano un’anomalia nei globuli bianchi e le diagnosticano un linfoma intestinale. A partire dal gennaio successivo, la paziente viene sottoposta a cure con chemioterapia, cortisone e steroidi, protrattesi fino al 2011, anno in cui una nuova biopsia eseguita a Genova esclude però la presenza del tumore. Nel frattempo, a causa delle terapie rivelatesi inutili, la donna ha sviluppato numerosi problemi di salute, tra cui squilibri ormonali, osteoporosi con fratture, disturbi depressivi e ansiosi, oltre ad altre patologie che hanno richiesto ulteriori cure e interventi.
La difesa dell’azienda ospedaliera
Dopo un tentativo stragiudiziale non riuscito la 47enne ha chiamato a rispondere dell’operato l’azienda ospedaliere davanti al giudice civile di Pisa, ma quest’ultima si è difesa affermando che si trattava di un quadro clinico complesso difficile da diagnosticare e rivendicando comunque la correttezza della terapia praticata. Tuttavia, la consulenza tecnica disposta dal tribunale ha stabilito che non vi fosse necessità di curare la paziente in quel modo perché l’ipotesi di linfoma non era avvalorata né dai risultati di esami e visite né dai sintomi lamentati dalla paziente.
La sentenza della Corte d’Appello
Ne è scaturito quindi un contenzioso legale che nel 2024 aveva già portato alla condanna dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa per colpa medica, con un risarcimento di 258mila euro. Successivamente, la Corte d’Appello di Firenze ha aumentato l’importo, ritenendo che l’invalidità permanente fosse del 60% e non del 40% come stabilito in primo grado, e riconoscendo anche la cosiddetta «personalizzazione del danno». I giudici hanno infatti sottolineato l’eccezionale sofferenza psicologica causata dalla diagnosi di un linfoma in fase terminale, che ha costretto la donna a vivere per cinque anni nel costante timore di morire. Il risarcimento complessivo sale così a circa 500mila euro, a cui si aggiungeranno gli interessi.
Foto copertina: Pexels/Tima Miroshnichenko
