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Trump ritira gli Stati Uniti dal trattato Onu sui cambiamenti climatici

08 Gennaio 2026 - 09:50 Gianluca Brambilla
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La reazione dell'Ue: «Decisione deplorevole». La Casa Bianca ha annunciato il ritiro da altre 65 organizzazioni internazionali

Tra il sequestro di una petroliera, l’ennesima minaccia alla Groenlandia e l’ultimo avvertimento agli alleati della Nato, Donald Trump ha preso un’altra decisione che rischia di avere un impatto profondo sul resto del mondo. Nella serata di mercoledì 7 gennaio, il presidente americano ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’Unfccc, la convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici. Si tratta, in buona sostanza, del documento che funge da base per tutti i negoziati sul contrasto al riscaldamento globale, firmato nel 1992 da 197 Paesi e dall’Unione europea.

Le 66 organizzazioni internazionali nel mirino di Trump

A dirla tutta, la convenzione sul clima dell’Onu non è l’unico trattato internazionale da cui gli Stati Uniti si sono sfilati nelle scorse ore. Con un post pubblicato sui profili social, Trump ha annunciato la firma di un memorandum presidenziale che ritira Washington da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 riconducibili all’Onu. Nell’elenco pubblicato sul sito della Casa Bianca, compaiono anche l’Ipcc, il principale organismo scientifico delle Nazioni Unite per il clima, nonché una serie di altre importanti organizzazioni ambientaliste, come l’International Renewable Energy Association e l’International Union for Conservation of Nature. «Ciò che è iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una vasta architettura di governance globale, spesso dominata da un’ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali», ha dichiarato il Segretario di Stato, Marco Rubio, motivando la decisione della Casa Bianca.

Cos’è il trattato Onu del 1992

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota anche con l’acronimo Unfccc, è il trattato firmato a Rio de Janeiro nel 1992, in cui per la prima volta i governi di tutto il mondo hanno riconosciuto la necessità di ridurre le emissioni di gas serra. Quello stesso documento costituisce la base giuridica dell’Accordo di Parigi, il patto volontario tra nazioni siglato nel 2015 per mantenere le temperature a livelli relativamente sicuri e scongiurare gli effetti potenzialmente più catastrofici del riscaldamento globale.

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EPA/Christopher Neundorf | Un manifesto di Greenpeace in occasione della Cop30 in Brasile

Tutti i passi indietro di Trump sul clima

La decisione della Casa Bianca sul ritiro dall’Unfccc conferma, di fatto, la volontà di Donald Trump di sfilare gli Stati Uniti dalla diplomazia climatica e dalla lotta ai cambiamenti climatici. Nel suo primo giorno nello Studio Ovale, il presidente americano ha ritirato gli Usa anche dall’Accordo di Parigi. Una decisione che diventerà ufficiale il 20 gennaio di quest’anno. Nei mesi successivi, Trump ha revocato numerose leggi per la protezione dell’ambiente introdotte dal suo predecessore Joe Biden e ha dato mano libera al settore dell’Oil & Gas per avviare nuove estrazioni di combustibili fossili, considerati i principali responsabili dell’aumento della temperatura globale.

Tutte queste azioni hanno rallentato il percorso di riduzione delle emissioni di gas serra degli Stati Uniti, responsabili del 13,61% delle emissioni globali di anidride carbonica, ma non hanno avuto lo stesso effetto sul resto del mondo. La Cina, che ad oggi resta di gran lunga il primo Paese al mondo per emissioni, ha colto la palla al balzo per presentarsi agli occhi della comunità internazionale come il vero traino della transizione verso l’energia pulita, forte della sua posizione di dominio nei settori delle batterie e delle clean tech. L’Unione europea, che pure ha rimesso mano al suo Green Deal, ha ribadito l’intenzione di raggiungere la neutralità carbonica nel 2050 e abbandonare progressivamente tutte le fonti fossili. «La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc) sostiene l’azione globale per il clima. La decisione della più grande economia mondiale e del secondo maggiore emettitore di emissioni di dimettersi è deplorevole e infelice», dichiara il commissario Ue al clima, Wopke Hoekstra, commentando la decisione di Trump.

Foto di copertina: EPA/Nicole Combeau | Donald Trump durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago. Sullo sfondo, il segretario di Stato Marco Rubio

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