Trump chiama a raccolta i big del petrolio, vertice alla Casa Bianca per parlare di Venezuela. L’ad di Eni Descalzi: «Pronti a investire»

A meno di una settimana dal blitz in Venezuela, Donald Trump chiama a raccolta gli amministratori delegati di Big Oil. Nella serata (ora italiana) di venerdì, il presidente americano ha invitato alla Casa Bianca le più grandi compagnie petrolifere del mondo, americane e non. «Tutte vogliono esserci. È un peccato che la nuova sala da ballo non sia ancora pronta, perché altrimenti sarebbe gremita», ha scritto Trump su Truth annunciando l’incontro, a cui ha partecipato anche Claudio Descalzi, ad di Eni, che si è detto «pronto a investire» in Venezuela. «Ci scusiamo – ha aggiunto – con quelle che non potremo ricevere oggi, ma il segretario all’Energia Chris Wright e il segretario degli Interni Doug Burgum le incontreranno nel corso della prossima settimana».
Il vertice sul petrolio venezuelano
Il tema principale sul tavolo, neanche a dirlo, è il petrolio venezuelano. E a confermarlo è lo stesso Trump, che assicura di voler coltivare «il rapporto a lungo termine» con il Venezuela e il suo popolo. «Un fattore molto importante in questo contesto sarà la riduzione dei prezzi del petrolio per i cittadini americani. Inoltre, e forse ancora più importante, si discuterà del blocco del traffico di droga e dell’ingresso di criminali negli Stati Uniti», ha concluso il tycoon. Nelle intenzioni di Trump, mettere le mani sul petrolio del Venezuela potrebbe anche portare a un abbassamento del prezzo negli Usa. E, di conseguenza, far diminuire i prezzi della benzina e strizzare l’occhio all’opinione pubblica.
Trump ai petrolieri: «Tratterete con noi, non con Caracas»
La prima novità emersa dall’incontro è in realtà una conferma: Trump sostiene che già in questo momento siano gli Stati Uniti a controllare le riserve di petrolio di Caracas. «Tratterete direttamente con noi, non avrete alcun rapporto con il Venezuela, non vogliamo che abbiate rapporti con loro. Ora in Venezuela avete la sicurezza totale», ha detto il presidente americano ai dirigenti di Big Oil. Non solo: Trump ha detto ai petrolieri riuniti alla Casa Bianca che sarà Washington «a decidere quali compagnie potranno lavorare in Venezuela» e quali no. E per quanto riguarda i timori di Mosca e Pechino, tra i primi a condannare il blitz contro Maduro, Trump si limita a dire: «Cina e Russia possono comprare il petrolio dagli Stati Uniti. Siamo pronti a fare business».

Tutti i dubbi di Big Oil sui piani di Trump
All’indomani del blitz che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, Trump ha assicurato che i colossi energetici statunitensi avrebbero «speso miliardi di dollari» per aumentare la produzione di petrolio in Venezuela. In realtà, rivela il New York Times, l’annuncio ha colto di sorpresa gli stessi dirigenti di Big Oil, che di certo non si aspettavano di doversi lanciare in una corsa agli investimenti nel Paese caraibico. I dubbi sono innanzitutto sulla legalità dell’iniziativa di cui si sta facendo portavoce la Casa Bianca. Ma ai vertici delle aziende petrolifere americane c’è anche il timore che un impegno in Venezuela potrebbe richiedere decenni per generare un ritorno economico. Tutto questo, per giunta, mentre il mondo intero – o quasi – si impegna a produrre e consumare sempre meno petrolio.
L’ipotesi di uno «scudo finanziario» della Casa Bianca
A esprimere interesse per i piani di Trump, sempre secondo la ricostruzione del New York Times, sarebbero soprattutto alcuni operatori più piccoli del settore, che non vedono l’ora di accaparrarsi una fetta delle vaste riserve petrolifere del Venezuela, considerate le più grandi al mondo. Ma i giganti del petrolio, a partire da Exxon Mobil, avrebbero espresso privatamente molte riserve sui piani della Casa Bianca e la possibilità di aumentare in modo significativo la produzione petrolifera in Venezuela. Per questo, Big Oil potrebbe chiedere oggi a Trump una sorta di garanzia finanziaria al governo federale prima di accettare qualunque aumento delle operazioni in Venezuela. Il timore è che tra qualche anno, il governo di Caracas possa sequestrare i beni delle aziende del settore, come già fatto in passato. Exxon e ConocoPhillips, per esempio, stanno ancora portando avanti richieste di risarcimento da parte del governo venezuelano. Di questo, Trump non ha parlato, ma si è detto pronto a offrire «garanzie di sicurezza».

L’incognita Cina
Al netto di tutti questi distinguo, l’interesse c’è eccome. In particolare da parte di quelle aziende che, come Chevron, sono rimaste a lungo in Venezuela e ora sono tra i principali produttori privati di petrolio del Paese. Ma qualsiasi discorso dovrà tenere conto anche delle relazioni con tutti gli altri Paesi che oggi intrattengono relazioni commerciali con Caracas, non solo gli Stati Uniti. Tra questi c’è sicuramente la Cina, che nel 2025 ha acquistato il 90% del petrolio prodotto dal Venezuela.
Foto copertina: EPA/Aaron Schwartz
