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La donna operata al cuore per finta e risarcita dopo 55 anni

10 Gennaio 2026 - 06:20 Alessandro D’Amato
operazione al cuore finta
operazione al cuore finta
«L'equipe medica aprì e richiuse senza praticare alcuna incisione dell'atrio, lasciando solo una cicatrice sul petto», ha chiarito il medico legale

Un intervento al cuore effettuato nel 1971 all’ospedale San Martino di Genova per correggere un difetto cardiaco congenito. Anzi, no. L’operazione non è mai stata fatta. Anche se le carte dicevano il contrario. Per questo una donna di 72 anni sta per ricevere un risarcimento di due milioni di euro. «L’equipe medica aprì e richiuse senza praticare alcuna incisione dell’atrio, lasciando solo una cicatrice sul petto», ha chiarito il medico legale Stefano Alice, consulente dell’avvocato Riccardo Bernardini, che ha seguito la donna e la sua famiglia nella causa vinta presso il tribunale civile del capoluogo ligure.

L’intervento al cuore mai fatto

Il giudice Pasquale Grasso ha condannato la sanità ligure a pagare 859 mila euro più interessi di un milione per aver costretto quella donna a un’esistenza da invalida. Non effettuando quella che era un’operazione di routine. «Una soluzione alla portata di un centro cardiochirurgico nel 1971, in tutto il mondo occidentale e verosimilmente nel Nord Italia», si legge nella sentenza. «Abbiamo scoperto che mia madre non era mai stata operata in occasione di un intervento che si è reso necessario nel 2019», racconta la figlia. «I medici della clinica di Rapallo dove è stata ricoverata hanno preso in mano il referto di cinquant’anni prima. Quello in cui il San Martino dichiarava la paziente operata e guarita. E si sono resi conto che le informazioni non corrispondevano».

Il risarcimento

E ancora: «Per tutta la vita, anche da giovane, mia madre ha sofferto di palpitazioni e crisi, è stata curata male su presupposti falsati, ha perso il suo lavoro perché in quanto persona teoricamente sana aveva esaurito i giorni di malattia, ha vissuto limitazioni fisiche e psicologiche». Condizioni cui fa riferimento la sentenza: «Se la signora avesse realmente ricevuto l’intervento dato per eseguito… non avrebbe sofferto dei seguenti eventi avversi e terapie conseguenti». Lo stato di salute è ulteriormente peggiorato a causa di tre ictus. Potrebbe arrivare l’appello: «Non credo succederà, la sentenza è tranchante» dice l’avvocato Riccardo Bernardini.