Strage Crans-Montana, parla la vicesindaca: «Ammettiamo di non aver fatto i controlli, ma non ci dimettiamo». Le scuse alle vittime

«C’è stata una mancanza nei controlli, non li abbiamo fatti e ce ne assumiamo la responsabilità». Nicole Bonvin Clivaz, la vicesindaca di Crans-Montana, ammette le criticità dell’amministrazione dopo la strage di Capodanno che ha sconvolto la località sciistica svizzera. In un’intervista alla televisione Rts, la numero due del Comune ci ha tenuto a fare un passo indietro. «Dobbiamo chiedere scusa alle famiglie e alle vittime. Siamo al loro fianco, vicini a chi soffre», ha dichiarato Nicole Bonvin Clivaz, rompendo il silenzio sulle polemiche nate perché il sindaco Nicolas Féraud non aveva espresso le scuse durante la conferenza stampa convocata il giorno dopo la tragedia. «Non ci sono scuse per non aver chiesto scusa, quando si è sulla linea di fuoco a volte si è maldestri», ha spiegato. La vicesindaca ha ricordato che l’inchiesta è ancora in corso e che molte risposte devono emergere. «Abbiamo recuperato tutti i documenti dagli archivi, cercato di ricostruire 60 anni di storia in poche ore, e lo abbiamo fatto con serietà e trasparenza». Ma al momento, ha aggiunto, «non si pone la questione delle dimissioni».
La strage di Crans Montana: cos’è successo
La tragedia si è consumata nella notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio 2026, durante i festeggiamenti per il nuovo anno nel locale Le Constellation, di proprietà di una coppia francese. Un incendio devastante ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di oltre 110, molti in condizioni gravissime per ustioni. Tra le vittime ci sono sei giovanissimi italiani. Si tratta dei sedicenni milanesi Achille Barosi e Chiara Costanzo, i coetanei Giovanni Tamburi di Bologna e Riccardo Minghetti di Roma, il diciassettenne genovese Emanuele Galeppini e Sofia Prosperi, 16 anni, italo-svizzera residente a Lugano. Altri 16 italiani sono stati ricoverati in gravi condizioni, 11 dei quali trasferiti al Niguarda di Milano. Jacques Moretti, il proprietario del locale è stato posto agli arresti cautelari, mentre per la moglie Jessica, presente nel bar quella sera, è stata chiesta l’applicazione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Il «flashover» nel rogo
La strage ha colpito anche cittadini di altri Paesi, svizzeri, francesi, serbi, un bosniaco, un belga, un lussemburghese, un polacco e un portoghese. L’incendio sarebbe partito dalle candele scintillanti sulle bottiglie di champagne, che hanno preso fuoco al soffitto in legno rivestito di pannelli fonoassorbenti del piano sotterraneo. La dinamica del rogo è stata classificata come un «flashover», ovvero un passaggio rapidissimo da un incendio localizzato a uno generalizzato, con accumulo di calore e gas di combustione sotto il soffitto e aumento estremamente veloce della temperatura.
