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L’attivista colombiano: «Io in cella con Burlò e Trentini, tra le crisi d’ansia e violenze»

11 Gennaio 2026 - 09:41 Stefania Carboni
el rodeo
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Il racconto a Repubblica di Iván Colmenares García, rilasciato lo scorso ottobre. «Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole di Sertralina»

Nel carcere di Rodeo, a trenta chilometri da Caracas, «si sta sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ti ammanettano e ti mettono un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole di Sertralina (un antidepressivo, ndr). Mario è più bilanciato, riusciva a rimanere calmo». A raccontarlo a la Repubblica è l’attivista colombiano dei diritti umani, Iván Colmenares García, arrestato in Venezuela nel 2024 e che è a casa dal 24 ottobre scorso. Ha avuto come compagni di detenzione il cooperante italiano – «era preoccupato per la famiglia in Italia, per sua madre Armanda che è anziana» – e Mario Burlò.

«Alberto sa di esser una pedina di scambio»

«Alberto sa di essere un prigioniero politico, una pedina di scambio – racconta – facciamo parte di organizzazioni umanitarie». E aggiunge: «Per il regime siamo profili perfetti per negoziare la liberazione con i governi stranieri e ottenere qualcosa». Su come stiano Mario e Alberto, Burlò «è dimagrito 30 chili», fa sapere. Anche Trentini «è dimagrito, cammina su e giù lungo quei sei passi accanto al letto. Sono provati».

La tortura bianca e gli scarafaggi

«Le guardie spostano di continuo i detenuti da una cella all’altra – prosegue nel racconto – Durante i trasferimenti sono violente, buttano a terra o contro i muri, colpiscono col calcio del fucile. Ma la tortura bianca, che non lascia lividi, è anche peggio». Che cosa prevede lo racconta lui stesso: «Trasmettono la propaganda chavista. Il martedì il programma di Maduro, il giovedì ‘El mazo dando’, la trasmissione del ministro Diosdado Cabello, quattro ore di sofferenza a sentir ridere Cabello, il venerdì ci facevano ascoltare ‘El turco alimaña’ e il sabato ci finivano con ‘Aló Presidente’ di Hugo». Le celle l’inverno sono «un freezer, d’estate un forno. Vieni divorato dalle zanzare». Misurano «quattro metri per due, che diventano uno perché su un lato c’è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo» e «il bagno è un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi».

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