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Inchiesta urbanistica, arriva il primo ordine di demolizione. Il Comune di Milano boccia il progetto di via Fauchè: «Non è una ristrutturazione»

12 Gennaio 2026 - 17:46 Cecilia Dardana
palazzo via fauchè milano inchiesta urbanistica
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Si tratta di «un atto dovuto» dopo la sentenza del Consiglio di Stato che conferma quella del Tar della Lombardia. Il nodo sta nell'interpretazione della nozione di ristrutturazione edilizia

Arriva il primo provvedimento concreto nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanistica milanese: il Comune di Milano ha disposto la demolizione del cantiere di via Fauchè 9, uno degli interventi finiti nel mirino della Procura. La decisione, spiegano da Palazzo Marino, è un «atto dovuto» dopo la sentenza del Consiglio di Stato che, lo scorso autunno, ha messo la parola fine al contenzioso amministrativo sul progetto.

Cosa prevedeva l’intervento edilizio

L’intervento edilizio, avviato nell’ottobre 2022, prevedeva la costruzione di una palazzina di tre piani, di cui due fuori terra, al posto di un vecchio laboratorio utilizzato come deposito. Senonché i lavori erano partiti sulla base di una Scia e qualificati come ristrutturazione edilizia all’interno di un cortile. Ricostruzione che, secondo i giudici, non poteva essere considerata come tale. Soprattutto dopo la demolizione dell’edificio preesistente.

Il nodo dell’interpretazione della nozione di ristrutturazione edilizia

Con una sentenza depositata il 4 novembre 2025, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dai costruttori, confermando quanto già stabilito dal Tar della Lombardia nell’estate del 2024. Al centro della pronuncia c’è l’interpretazione della nozione di ristrutturazione edilizia, ampliata negli anni da vari interventi legislativi, ma non estensibile senza limiti. Secondo i giudici, perché un intervento possa rientrare nella ristrutturazione devono esserci alcune condizioni fondamentali: la riconoscibilità dell’immobile originario, la continuità temporale tra demolizione e ricostruzione e il rispetto della volumetria preesistente, senza modifiche sostanziali all’assetto urbanistico. In assenza anche di uno solo di questi requisiti, l’opera deve essere qualificata come nuova costruzione, con obblighi urbanistici e contributivi ben diversi.

Il ruolo del condominio confinante e il procedimento penale

La sentenza ha accolto le argomentazioni dell’avvocata Wanda Mastrojanni, che rappresenta il grande condominio, di circa 200 appartamenti, tra via Fauchè e via Castelvetro, confinante con l’area del cantiere. Il condominio è parte civile nel processo penale in corso davanti alla decima sezione del tribunale di Milano. Nel procedimento, il pm Paolo Filippini contesta presunti abusi edilizi a Luigi Gigio D’Ambrosio, titolare della società Fauchè 9 srl, insieme al direttore dei lavori e progettista Marco Colombo e all’impresario Gaetano Risi.

Cosa succede ora

Con la notifica dell’ordine di demolizione, il proprietario ha 90 giorni di tempo per ripristinare lo stato originario dei luoghi. In caso di inadempienza, dal 91esimo giorno scatterà una sanzione amministrativa compresa tra 2mila e 20mila euro e il Comune potrà procedere all’acquisizione gratuita dell’area. Quello di via Fauchè è il primo ordine di demolizione adottato tra i numerosi cantieri coinvolti nella maxi inchiesta sull’urbanistica di Milano. Un passaggio che arriva in un momento particolarmente delicato per l’amministrazione comunale, impegnata a ridefinire il quadro normativo e amministrativo per gestire i progetti rimasti bloccati. Negli ultimi mesi Palazzo Marino ha avviato una serie di delibere e atti interpretativi con l’obiettivo di consentire la ripresa o la chiusura definitiva degli iter edilizi sospesi, dopo i cambi di orientamento introdotti tra il 2024 e il 2025. Il caso di via Fauchè, però, segna un punto fermo: almeno in alcuni casi, la strada della sanatoria non è più percorribile.

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