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«Ho dormito per terra per 14 mesi. Ho perso 30 chili, è stata durissima»: il racconto di Mario Burlò dopo la liberazione

12 Gennaio 2026 - 18:53 Ugo Milano
mario burlò
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La telefonata tra l'imprenditore liberato dalle autorità venezuelane e il suo legale

«Mi hanno costretto a dormire per terra per 14 mesi, non so più cosa sia un letto». Così Mario Burlò, l’imprenditore torinese di 53 anni, rilasciato nella notte dalle autorità venezuelane, racconta la sua prigionia al legale Maurizio Basile nel primo contatto telefonico dopo la scarcerazione. Una chiamata arrivata oggi pomeriggio all’avvocato. «Parto stasera e domattina sarò a Roma», ha annunciato Burlò, finalmente libero dopo quasi 14 mesi di detenzione nelle carceri venezuelane. Il rilascio è avvenuto nella notte dal penitenziario El Rodeo, insieme al cooperante veneto Alberto Trentini. La comunicazione ufficiale del consolato italiano a Caracas è giunta alle 4:51 del mattino, ponendo fine a una lunga e angosciante attesa per la famiglia.

«Mi contestavano di essere un terrorista»

Nel breve colloquio con il suo avvocato, Burlò ha raccontato condizioni di detenzione durissime. «Mi hanno costretto a dormire per terra per 14 mesi». Alla battuta del legale «Almeno stanotte dormirai comodo in aereo», ha risposto senza esitazione: «Non so più cosa sia un letto». L’imprenditore riferisce di essere stato accusato senza fondamento di terrorismo: «Mi contestavano di essere un terrorista, una cosa assurda».

Trenta chili persi e gli esercizi per resistere

Il peso della prigionia si misura anche fisicamente. «Ho perso 30 chili», ha confessato Burlò. Per resistere, racconta di aver cercato di mantenere la mente attiva: «Cercavo di fare degli esercizi di ginnastica per tenere la mente impegnata e resistere, ma è stata davvero durissima». Tra le prime preoccupazioni manifestate da Burlò, una volta tornato libero, c’è stata la sua posizione giudiziaria in Italia. L’avvocato Basile gli ha comunicato che nel processo Carminius, dove era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è stato assolto da tutte le accuse. Resta invece da riaprire il capitolo del processo per il crac della società di basket Auxilium Torino, in cui Burlò rispondeva di presunte indebite compensazioni. La linea difensiva è già tracciata: «Aveva un legittimo impedimento: era detenuto», spiega Basile. Ora si chiederà la restituzione in termini e la rinnovazione del processo nei suoi confronti.

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