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Venezuela, Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. Tajani: presto in Italia

12 Gennaio 2026 - 05:30 Alessandro D’Amato
alberto trentini mario burlò antonio tajani
alberto trentini mario burlò antonio tajani
L'annuncio della Farnesina: sono in buone condizioni, si trovano nella sede dell'ambasciata d'Italia a Caracas

«Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas». Lo ha annunciato stamattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Ho appena comunicato la notizia al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona», prosegue il vicepremier. «I nostri due connazionali sono in buone condizioni», ha fatto sapere la Farnesina. «Presto rientreranno in Italia», ha annunciato Tajani sottolineando come «la loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto».

La soddisfazione di Meloni

La presidente del Consiglio Meloni ha espresso «gioia» per la liberazione dei nostri due connazionali. «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa», dice Meloni. «Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal Presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato», conclude.

La detenzione di Trentini

La detenzione di Alberto Trentini in Venezuela è iniziata il 15 novembre 2024. L’operatore umanitario veneziano si trovava nel Paese da meno di un mese per conto della Ong ‘Humanity & Inclusion’, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità. Il 46enne, che era arrivato a Caracas il 17 ottobre, è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Quando è stato arrestato non aveva con sé le medicine di cui ha bisogno. Ha trascorso 423 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale venezuelana. Nelle prime settimane non si è saputo nulla sulla sua detenzione. Per oltre due mesi le autorità non hanno fornito notizie né hanno permesso alcun contatto con lui.