Iran, Francesca Albanese criticata per una risposta sui social

Dopo la repressione del regime iraniano, a far discutere non è una presa di posizione, ma una risposta netta data da Francesca Albanese su X. L’episodio risale all’11 gennaio, quando l’utente “Anna” (@AnnaP1953) chiama in causa Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi occupati, chiedendole perché non si sia espressa sulla repressione in Iran. La replica, netta, arriva il giorno successivo: «Perchè sono la relatrice Onu sul territorio Palestinese occupato. Non mi “spendo”. Mi dedico con rigore al mandato Onu conferitomi, e che svolgo GRATUITAMENTE, così come fa la mia collega, Mai Sato, relatrice Onu sull’Iran. La buona notizia è che l’alfabetismo funzionale si cura». A contestarla pubblicamente è Michele Marelli, collaboratore di Limes e autore di diversi articoli proprio sull’Iran.
Condividendo uno screenshot della discussione su X, Marelli scrive: «La ‘nostra’ ha riscoperto i limiti territoriali del suo mandato, che a quanto pare non erano un problema quando si esprimeva sul riarmo tedesco, sulle redazioni assaltate, sulla Siria post-Assad e pure sullo stesso Iran quando ad attaccare era Israele. I nodi vengono al pettine».

Marelli cita la Siria. Effettivamente, nel dicembre del 2024, Francesca Albanese venne coinvolta in una polemica a seguito di un suo intervento su X. Tra le risposte pubblicate dalla Relatrice Onu, leggiamo: «Sarò sempre dalla parte delle vittime delle violazioni e degli abusi dei diritti umani, e mai dalla parte dei responsabili». Di fatto, Albanese dichiarava di essere pienamente consapevole degli “orrori e tragedie senza fine” subite dal popolo siriano, ribadendo una presa di posizione di principio, non legata a uno specifico mandato istituzionale o geografico. In pratica, aveva fornito una dichiarazione universale che, per logica e definizione, dovrebbe includere anche tutte le vittime in Iran.
Questo è il punto delle polemiche odierne mosse contro di lei. Nel caso siriano Albanese sceglie di parlare apertamente di vittime e responsabili, mentre nel caso iraniano, di fronte a una domanda diretta sulla repressione, evita qualsiasi riferimento in merito e si limita al richiamo formale del suo mandato, che secondo i critici non le aveva impedito in precedenza di esprimersi su altri contesti.
Considerate le polemiche che avevano colpito Francesca Albanese nel 2024 sul caso siriano, appare plausibile che abbia scelto una linea diversa rispetto a quella del passato, evitando di esporsi su contesti che non rientrano formalmente nel suo incarico. Una probabile linea difensiva che, però, paradossalmente, ha finito comunque per alimentare il dibattito contro di lei.
