Contratti in bianco, ritmi folli e lavoro minorile, lo scandalo della fabbrica dei Labubu in Cina. L’azienda: «Verificheremo»

Dietro lo orecchie a punta e i denti aguzzi dei Labubu, i peluche che hanno dominato il mercato globale dei giocattoli nel 2025, si nasconde una filiera produttiva fatta di dipendenti minorenni e condizioni di lavoro scadenti. Lo denuncia l’ong China Labor Watch, con sede a New York, che sostiene di aver raccolto prove di sfruttamento in uno degli stabilimenti che riforniscono Pop Mart, l’azienda cinese che produce i Labubu.
L’indagine nella fabbrica dello Jiangxi
L’indagine di China Labor Watch è durata tre mesi e si è svolta nella Shunjia Toys, una grande fabbrica nella contea di Xinfeng, nella provincia sud-orientale dello Jiangxi. I ricercatori della ong hanno intervistato oltre 50 lavoratori, tutti impegnati esclusivamente nella produzione dei Labubu, inclusi tre minorenni. Pur essendo legale, in Cina l’impiego di giovani tra i 16 e i 18 anni, la legge prevede tutele specifiche per ritmi di lavoro, carichi di lavoro e obiettivi produttivi che, secondo China Labor Watch, non sarebbero state rispettate.
Contratti in bianco e straordinari fuori controllo
Tra le pratiche più gravi segnalate dall’ong c’è l’uso sistematico di contratti di lavoro firmati “in bianco”. Ai dipendenti, secondo il rapporto, veniva chiesto di inserire solo i dati personali, senza informazioni su salario, durata del contratto, mansioni o previdenza sociale. Il tutto in pochi minuti e con l’indicazione esplicita di non leggere il resto del documento. A questo si aggiungono obiettivi di produzione considerati irrealistici (fino a 4.000 Labubu al giorno per un team di 25-30 persone) e un massiccio ricorso agli straordinari: oltre 100 ore al mese, a fronte di un limite legale fissato a 36.
La risposta di Pop Mart
Pop Mart, che nel 2025 ha visto la linea “The Monsters” generare miliardi di yuan di fatturato, ha dichiarato di prendere seriamente il benessere dei lavoratori e sottoporre i propri fornitori a controlli regolari, inclusi audit indipendenti. L’azienda, inoltre, ha annunciato di aver avviato verifiche interne dopo la segnalazione di China Labor Watch, promettendo interventi correttivi in caso di conferma delle violazioni.
Foto copertina: EPA/Jessica Lee
