Iran, Trump: «Le nostre operazioni potrebbero durare un mese. Parleremo con Teheran». Gli ayatollah e l’ex poliziotto: chi può salire al potere

Dopo l’uccisione di Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran da oltre tre decenni, le operazioni militari degli Stati Uniti nella regione potrebbero durare «quattro settimane o meno». Lo ha detto Donald Trump in un’intervista al Daily Mail. Intanto, la nuova leadership iraniana ha chiesto a di riavviare il dialogo con Washington. Ad annunciarlo è sempre il presidente americano, in un’intervista concessa al sito americano The Atlantic: «Ho accettato di farlo, quindi parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima, era pratico e facile da fare. Hanno aspettato troppo a lungo». Non è chiaro se l’invito a negoziare giunto da Teheran farà cessare gli attacchi americani e israeliani contro la Repubblica Islamica. «Guarderò alla situazione. Non posso dare una risposta a questa domanda», ha spiegato dicendosi soddisfatto della reazione mostrata dal popolo iraniano alla notizia dell’uccisione di Khamenei.
Trump: «Non sono preoccupato per il prezzo del petrolio»
In un’altra intervista, rilasciata a Fox News, Trump ha assicurato di non avere alcun timore sull’impatto che l’azione militare avrà sul prezzo del petrolio: «Non sono preoccupato per nulla. Faccio solo ciò che è giusto e alla fine funziona». Oggi il prezzo del Brent, il benchmark internazionale per le quotazioni del petrolio, è volato negli scambi over the counter, al di fuori del mercato regolamentato, che riaprirà normalmente lunedì mattina. Dopo l’attacco all’Iran lanciato ieri e l’escalation in tutto il Golfo Persico, il greggio ha registrato un’impennata del 10% salendo a 80 dollari al barile, mentre gli analisti già pronosticano un avvicinamento ai 100 dollari.
Francia, Germania e Gran Bretagna pronte a «difendere i propri interessi»
Per l’Unione europea, è l’alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, a esprimere la posizione dei 27: «Gli eventi che si stanno verificando in Iran non devono portare a un’escalation che potrebbe minacciare il Medio Oriente, l’Europa e oltre, con conseguenze imprevedibili, anche in ambito economico. È necessario evitare l’interruzione di vie navigabili fondamentali, come lo Stretto di Hormuz. L’Ue ribadisce la sua solidarietà al popolo iraniano e sostiene con forza le sue aspirazioni fondamentali a un futuro in cui i diritti umani universali e le libertà fondamentali siano pienamente rispettati». Ma i timori di un allargamento del conflitto persistono. E così, i governi di Francia, Gran Bretagna e Germania annunciano che «prenderanno misure per difendere gli interessi nostri e dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere alla fonte la capacità dell’Iran a lanciare missili e droni». In un video pubblicato sui social, il premier britannico Keir Starmer ha ribadito che «il Regno Unito non è stato coinvolti nei bombardamenti in Iran».
March 1, 2026
Teheran conferma: «Khamenei è morto»
La televisione di Stato iraniana ha confermato nelle prime ore di oggi, domenica 1 marzo, la morte della Guida suprema Ali Khamenei, 86 anni, al potere dal 1989. Teheran ha decretato 40 giorni di lutto e sette giorni festivi. Un presentatore della tv di Stato ha dichiarato che «con il martirio della guida suprema, la sua strada e la sua missione non andranno perdute né dimenticate». L’agenzia Fars, come riportato da ANSA-AFP, ha confermato anche la morte della figlia, del genero e della nipote di Khamenei negli attacchi di sabato sulla capitale. Secondo quanto riferito, tra le vittime ci sarebbe anche una delle nuore. Migliaia di persone vestite di nero si sono radunate in piazza Enghelab a Teheran, scandendo slogan contro Stati Uniti e Israele e sventolando bandiere iraniane con le foto della Guida suprema.
La reazione dei Pasdaran alla morte di Khamenei
I Guardiani della Rivoluzione hanno risposto con toni durissimi. In una dichiarazione ufficiale, i Pasdaran hanno avvertito che «la mano della vendetta dell’Iran non risparmierà gli assassini di Khamenei, che riceveranno una punizione severa, decisiva e dolorosa». L’apparato militare iraniano ha continuato a funzionare nonostante i bombardamenti, lanciando missili balistici contro Israele e colpendo obiettivi nel Golfo Persico. Come scrive Guido Olimpio sul Corriere della Sera, il regime si era preparato con una catena di comando che prevede almeno quattro sostituti per ogni carica militare, scorte distribuite a livello nazionale e regionale, e maggiore autonomia concessa ai comandi locali, in particolare quelli missilistici. in caso di interruzione delle comunicazioni.
Trump dopo la morte di Khamenei: «Ci sono buoni candidati per guidare l’Iran»
In un’intervista a Cbs News, Trump ha definito gli attacchi congiunti di Usa e Israele «un grande giorno per l’Iran e per il mondo». Il presidente americano ha sostenuto che una soluzione diplomatica tra Teheran, Israele e Washington è ora «facilmente» possibile. Alla domanda su chi vorrebbe vedere alla guida dell’Iran, ha risposto: «Ci sono alcuni buoni candidati», senza fornire dettagli. Secondo fonti citate da Cbs News, circa 40 funzionari iraniani sarebbero stati uccisi negli attacchi di sabato. Trump ha ammesso che la rappresaglia iraniana è stata inferiore alle attese: «Pensavamo che sarebbero stati il doppio».
Reza Pahlavi esulta: «L’ora della liberazione è vicina»
Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto nel 1979, ha ringraziato Trump in un post su X affermando che «l’ora della liberazione è vicina». Ha aggiunto che «il coraggioso popolo iraniano ha pagato un prezzo molto alto per la libertà» e ha dichiarato, come riporta l’Ansa, di aver elaborato un piano «per una transizione ordinata e trasparente verso un Iran democratico».
Chi può sostituire Khamenei come Guida suprema dell’Iran
La successione di Khamenei è ancora tutta da definire. Come spiegato su Open, Khamenei aveva sei figli: il secondo, Mujtaba, oggi a capo della milizia Basij, sarebbe il successore designato. La procedura prevede che il candidato venga selezionato dall’Assemblea degli esperti, a sua volta controllata dal Consiglio dei Guardiani. Come spiega il Corriere della Sera, tra i nomi dal mondo religioso circolano quelli degli ayatollah Alireza Arafi, Mohsen Araki, Hussein Ejei e Hashem Bushehri, oltre all’hojatoleslam Mohsen Qomi, considerato un garante di stabilità. Ma il clero è solo una parte dell’equazione.
Tra i profili più politici spiccano Ali Larijani, attuale numero uno del Consiglio di Sicurezza nazionale e uomo dei contatti internazionali, e Mohammed Ghalibaf, ex capo della polizia e presidente del Parlamento, che aveva lavorato a lungo con il generale Qassem Soleimani, ucciso da un drone Usa per ordine di Trump nel gennaio 2020. Non si esclude neppure una dirigenza collettiva o una guida di facciata dietro cui agiscano i veri detentori del potere in condominio con i Pasdaran. In uno dei suoi ultimi report, la Cia non ha escluso che da questa fase possa emergere una figura ancora più radicale.
Meloni aggiorna Mattarella sugli ultimi sviluppi
Dopo aver sentito i leader mediorientali, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, in qualità di Presidenza di turno dell’Unione europea, la premier Giorgia Meloni ha «relazionato» il capo dello Stato Sergio Mattarella, «aggiornandolo compiutamente sugli sviluppi della situazione e sui contatti intercorsi». Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi, che aggiunge: «Anche nel corso della giornata odierna sono proseguiti i contatti del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i leader della regione mediorientale, a partire dalle conversazioni telefoniche intercorse con il Re di Giordania e il Sultano dell’Oman, che si aggiungono ai numerosi contatti già avuti nella giornata di ieri con le restanti autorità delle nazioni del Golfo».
Foto copertina: EPA/Yuri Gripas
