Alla fine la spunta il governo Meloni. L’Ue permette all’Italia flessibilità per l’energia nella clausola per la difesa

Si va verso una certa flessibilità per l’energia all’interno della clausola di salvaguardia che prevede deroghe al Patto di stabilità per gli investimenti nella difesa. Sarebbe questa l’indicazione che arriverà mercoledì dalla Commissione Ue, secondo quanto si apprende a Bruxelles, accogliendo di fatto le richieste italiane. La flessibilità sarebbe prevista per investimenti e non per sussidi, secondo quanto trapelato da Ansa.
Il nodo Safe, i chiarimenti di Fitto e la scadenza delle accise che incombe
In questo contesto si inserisce anche il dibattito sull’utilizzo del fondo europeo Safe e sulla possibile riallocazione di parte delle risorse della politica di coesione. Una prospettiva che ha scatenato dubbi tra diversi governatori regionali. A intervenire è stato il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che ha sottolineato come non vi sia alcun obbligo per le Regioni e che l’eventuale riprogrammazione dei fondi avverrebbe esclusivamente su base volontaria.
Secondo Fitto, una quota significativa delle risorse europee del ciclo 2021-2027 non ancora impegnate potrebbe essere destinata a misure di sostegno per famiglie e imprese, investimenti per l’efficienza energetica di scuole, impianti sportivi e strutture pubbliche, oltre che per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili e affrontare altre criticità, come quella legata ai fertilizzanti.
Nel frattempo si avvicina una scadenza importante: il 6 giugno termina infatti la proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura che negli ultimi mesi è stata progressivamente ridimensionata e che ha già comportato un costo complessivo di circa 2 miliardi di euro. Una decisione definitiva non è ancora stata assunta, ma l’orientamento dell’esecutivo sembra essere quello di superare gli interventi generalizzati, concentrando le risorse su aiuti selettivi destinati ai nuclei più fragili e alle categorie maggiormente esposte ai rincari.
Perché Bruxelles predilige investimenti e non sussidi
Già alla fine di aprile la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva evidenziato come nei diversi programmi dell’Unione siano disponibili circa 300 miliardi di euro destinati agli investimenti nel settore energetico, dei quali 95 miliardi risultano ancora non impegnati. Una quota rilevante di queste risorse, tuttavia, è costituita da prestiti legati al Recovery Fund, oltre che da fondi della Politica di Coesione e dal Modernisation Fund. Quest’ultimo, però, non è accessibile all’Italia, poiché riservato agli Stati membri con un Pil pro capite inferiore al 75% della media europea nel periodo di riferimento previsto dalla direttiva Ets.
L’orientamento di Bruxelles resta quindi quello di favorire gli investimenti strutturali rispetto agli interventi basati sui sussidi. Una linea ribadita anche dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, secondo il quale le misure contro il caro energia dovrebbero essere «temporanee e mirate». Il commissario ha sottolineato che l’attuale crisi rappresenta uno shock dell’offerta e che «non può essere risolta attraverso uno stimolo della domanda», evidenziando inoltre la necessità di tenere conto della sostenibilità dei conti pubblici.

