Piantedosi su Hannoun: «È il capo di Hamas in Italia, espulsi finora 217 individui pericolosi». L’udienza in tribunale e il nodo delle prove acquisite dagli 007 durante i bombardamenti di Gaza

L’attenzione di queste ultime si è spostata su altri argomenti internazionali, dal Venezuela all’Iran, ma oggi, 14 gennaio, il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi è tornato, nell’aula della Camera dei deputati, sul caso dell’arresto di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, accusato di terrorismo internazionale e di essere, come ha detto lo stesso ministro, «il capo della cellula italiana di Hamas». In aula il titolare del Viminale ha spiegato che con l’arresto del 27 gennaio, «lo stato ha colpito una rete terroristica attiva sul nostro territorio, arrestando 9 soggetti ritenuti responsabili di attività di terrorismo, anche internazionale». Piantedosi ha aggiunto che «i sospetti di continuità tra Hannon e Hamas sono risalenti nel tempo», visto che di indagini ce ne sono state diverse, dal 2003 al 2021. E ha criticato chi «in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell’indagine, sottovalutando, magari in buonafede, la delicatezza e la complessità di contesti.
La ricostruzione dell’inchiesta

Piantedosi ha riassunto sommariamente lo sviluppo dell’inchiesta: «Sono state acquisite attività internazionali, in ragione di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. La guardia di finanza tramite il Gico si è concentrata sugli accertamenti patrimoniali, la Digos si è occupata dei rapporti con Hamas. Si è rivelata di importanza fondamentale l’attività internazionale, la rete di contatti con le polizie straniere europee e la struttura antiterrorismo di Israele». In sintesi, Hannon, accusato di essere il «capo della cellula di Hamas con sede a Genova, era dedito all’attività di raccolte di somme di denaro, dirottati verso strutture di Gaza a vario titolo riconducibili ad Hamas». Dunque, conclude Piantedosi, è stato «squarciato il velo che dietro il paravento di azioni benefiche inviava ad Hamas per attività di terrorismo».
Il nodo degli atti sequestrati dall’Idf
Proprio sull’acquisizione degli atti d’accusa si giocherà il primo round giudiziario seguito all’inchiesta, venerdì 21 gennaio davanti al tribunale del Riesame di Genova. I difensori di Mohammed Hannoun, Nicola Canestrini ed Emanuele Tambuscio, infatti, contesteranno che buona parte degli atti che dimostrerebbero come i finanziamenti raccolti da Hannoun e la sua rete siano arrivati direttamente ad Hamas, sono stati acquisiti da una fonte dell’intelligence israeliana, che si firma con uno pseudonimo, in particolare durante l’operazione “Piombo fuso”, seguita all’attentato terroristico del 7 ottobre. L’origine dei documenti finanziari, relativi in particolare al periodo precedente al 2023 (perché poi i conti correnti di Hannoun sono tutti stati posti sotto sequestro), sarà il punto su cui batteranno gli avvocati perché sono atti di cui è impossibile verificare l’autenticità, come non sarà possibile ascoltare in dibattimento l’agente degli 007 israeliani “Avi” che avrebbe preso i server a Gaza e fatto le prime indagini informatiche poi inviate alla procura di Genova.
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Gli altri punti del ricorso
L’altro nodo su cui batteranno gli avvocati, riguarderà la seconda fase di finanziamenti raccolti da Hannon, portati in contanti e giunti a Gaza tramite Osama Alisawi, ministro nel governo di Hamas dal 2007 al 2014. Dei soldi che riceveva, Alisawi presentava una contabilità, ora agli atti dell’inchiesta, che riferisce di acquisti che vanno dai sacchi di farina alle «adozioni degli orfani». Tutti atti che, secondo il Gip, sono in ogni caso attività di terrorismo perché fatti per il tramite di un esponente di Hamas: anche su questo punto l’udienza del Riesame si concentrerà certamente perché la giurisprudenza italiana finora ha teso soprattutto a condannare per terrorismo solo chi finanzia (o partecipa) ad azioni terroristiche.
Le accuse a Hannoun
Le accuse nei confronti di Hannoun, in ogni caso, si basano anche su altri aspetti, in particolare le intercettazioni in cui si parla proprio di Hamas e della propria vicinanza all’organizzazione. La battaglia giudiziaria è appena iniziata. In ogni caso Piantedosi in aula ha rivendicato «l’efficacia dell’apparato giuridico che ha permesso di espellere 217 individui pericolosi dall’inizio della legislatura», nell’ambito delle attività di indagini di contrasto al terrorismo.
