Omicidio Nada Cella, oggi la sentenza dopo 30 anni dal delitto. Anna Lucia Cecere rischia l’ergastolo, Marco Soracco quattro anni

Sono entrati in camera di consiglio i giudici della corte d’assise di Genova, presieduta da Massimo Cusatti, per decidere sulla sorte di Anna Lucia Cecere, l’ex insegnante accusata di avere ucciso Nada Cella, la giovane segretaria massacrata il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, presso cui la vittima lavorava, in via Marsala, a Chiavari. Se per lei la pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà, per il professionista la richiesta era di quattro anni con l’accusa di favoreggiamento, perché avrebbe saputo da subito chi era l’assassina, ma non lo disse mai. Oggi, a 30 anni dall’omicidio si scoprirà il verdetto.
Di cosa è accusata Anna Lucia Cecere
Secondo l’accusa, Cecere, difesa dagli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, avrebbe ucciso la Nada Cella sia per ottenere il suo posto di lavoro sia per conquistare l’affetto del commercialista, assistito dall’avvocato Andrea Vernazza. Sempre secondo l’accusa, il commercialista e la madre, Marisa Bacchioni (poi uscita dal processo), avrebbero mentito e coperto la presunta assassina. Il caso, rimasto a lungo irrisolto, era inizialmente stato archiviato nel 1998 ma fu poi riaperto nel 2021 dopo la rilettura dei vecchi atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dell’avvocata della famiglia della vittima, Sabrina Franzone, che hanno riportato l’attenzione sulla primissima sospettata.
Le parole della cugina di Nada Cella
Sulla vicenda si è espressa anche la famiglia di Nada Cella. Silvia, la cugina della giovane, ha scritto sui social: «È giunta l’ora. Qualunque sia l’esito della sentenza, ciò che conta è che la giustizia dia una risposta fondata sulla verità, nel rispetto di tutti i coinvolti ma in primis nel rispetto di Nada». Rivolge poi parole di speranza anche per la madre della vittima: «Il tempo trascorso rende necessario un giudizio lucido, libero da pregiudizi, capace di riconoscere dignità a chi ha sofferto tanto: Silvana, la madre di Nada. Vorrei tanto che questa sentenza possa essere tanto coraggiosa quanto giusta».
