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La lettera di Conte al Corriere: «Non sono il mio sosia»

17 Gennaio 2026 - 09:35 Alba Romano
giuseppe conte
giuseppe conte
L'ex premier: all'opposizione non abbandono lo spirito critico

«Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al Governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alleanze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza». Giuseppe Conte lo scrive in un intervento sul Corriere della Sera. “Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti ho anche detto ‘no’, quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale», aggiunge il presidente del Movimento 5 stelle.

Se Conte fosse premier

Conte ricorda anche il ‘no’ “al colpo di mano di Guaido’ in Venezuela. «Con Trump – prosegue – ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori. Con gli Stati Uniti mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2% del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi – accusa quindi l’ex presidente del Consiglio – il Governo Meloni firma impegni al 5% sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse».

L’Italia e l’Ue

«Accettando la suggestione, ‘se Conte fosse premier’ l’Italia avrebbe sanzionato Israele, avrebbe imposto l’embargo delle armi e lo stop alle collaborazioni militari con gli autori di un genocidio. Come quando – per primo – ho firmato lo stop della vendita di armi a giganti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti perché spargevano sangue in Yemen violando il diritto internazionale. Se Conte fosse premier avrebbe lavorato per compattare l’Ue e minacciare con fermezza contro-dazi anziché accettare tariffe al 15% contro le nostre imprese e prendere impegni per non disturbare i giganti del web americani sulle tasse».