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Studente ucciso, lo scrittore (e prof) Enrico Galiano contro i metal detector di Valditara: «Così si nasconde il vero problema»

18 Gennaio 2026 - 15:49 Ygnazia Cigna
Per il docente, famoso sui social, la soluzione che sta valutando il governo non è di certo efficace. «Inasprire le pene? Allora non si conoscono gli adolescenti», commenta

Lo scrittore e noto professore Enrico Galiano interviene sul caso di La Spezia, dove uno studente di 18 anni è stato ucciso a scuola da un coetaneo, e lo fa con due video sui social in cui mette in discussione l’idea che la risposta debba essere l’inasprimento delle pene. «Cosa deve ancora succedere? Se pensi che per risolvere questo problema occorre inasprire le pene, credo che tu un adolescente non sai neanche come è fatto», dice lo scrittore e docente, riflettendo sulla violenza giovanile e sui suoi meccanismi. Il riferimento è all’omicidio avvenuto lo scorso venerdì 16 gennaio all’interno dell’Istituto professionale Domenico Chiodo di La Spezia. Il 18enne Youssef Abanoub è stato accoltellato da un compagno al termine di una lite scoppiata tra le mura scolastiche per dissidi sentimentali. L’aggressore avrebbe utilizzato un coltello da cucina portato da casa, colpendo la vittima anche dopo la fuga nei corridoi dell’istituto. Trasportato d’urgenza in ospedale, il ragazzo è morto in serata per la gravità delle ferite.

Gli adolescenti

Nel suo intervento, Galiano insiste sull’assenza di deterrenza nei momenti di esplosione emotiva tipici dell’età adolescenziale. «Nel cervello di un adolescente, in certi momenti, la rabbia e la frustrazione, il sentimento di sentirsi in qualche modo attaccati, generano un sentimento per cui non esiste calcolo, non esiste razionalità, non esiste nessuna forma di deterrenza», spiega, parlando di una «rabbia cieca» che prende il sopravvento in pochi istanti.

Le critiche alla gestione Valditara

In un secondo video, Galiano critica la gestione del caso da parte del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha annunciato l’ipotesi di predisporre dei metal detector nelle scuole per arginare il problema. Lo scrittore commenta la notizia particolarmente perplesso: «Mettere il metal detector e non le ore di educazione affettiva è come togliere le lezioni di guida e poi alzare le multe, è come curare la febbre rompendo il termometro, è come vietare lo spazzolino da denti e poi minacciare col trapano da dentista, è come non lavarsi e riempirsi di deodorante, è come nascondere la polvere sotto il tappeto, è come mettere un cartello attenti alla buca e poi nessuno che pensa a coprire quella maledetta buca… chissà, forse così si capisce, forse, forse, no eh?», spiega.

«La soluzione è l’educazione affettiva»

Per il professore, la soluzione più efficace è rendere l’educazione sessuo-affettiva una priorità nella scuola, soprattutto per gli adolescenti. «Questo è un problema di maschi», sostiene, collegando molti episodi di violenza alla percezione dell’autorità maschile messa in discussione. «La stragrande maggioranza delle volte la causa è lì, l’autorità del maschio. E se non c’è una scuola che ti insegna a gestire le emozioni, a verbalizzare la rabbia, a smontare tutti quei dogmi di mascolinità tossica. Se non c’è la scuola, chi è che lo fa…Chi è che lo fa. Ecco perché mi chiedo: “Cosa deve ancora succedere?”». 

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