Ultime notizie Giorgia MeloniGroenlandiaIranScuolaValentino Rossi
ATTUALITÀCarcereFemminicidiInchiesteLazioOmicidiRomaViolenza sulle donne

L’omicidio, la ruspa, il Gps: così Claudio Costamagno ha ucciso la moglie Federica Torzullo

19 Gennaio 2026 - 06:55 Alba Romano
claudio carlomagno federica torzullo omicidio
claudio carlomagno federica torzullo omicidio
Gli spostamenti tra la ditta, le campagne e casa di Carlomagno. In casa e sullo stesso camion vengono trovate «copiose» tracce di sangue

Due metri e mezzo di terriccio e detriti. Dovevano bastare per coprire il corpo di Federica Torzullo, secondo il marito Claudio Carlomagno. Per questo l’aveva seppellita nella sua ditta di movimento terra in via Comunale San Francesco ad Anguillara. Il corpo della funzionaria delle Poste a Fiumicino non è stato ancora riconosciuto ufficialmente dai parenti. Ma Stefania Torzullo ha confermato ai carabinieri della compagnia di Bracciano che i braccialetti e la catenina prelevati dal cadavere erano della sorella scomparsa la sera dell’8 gennaio scorso dalla villetta della coppia in via Costantino.

Claudio Carlomagno

Carlomagno, 45 anni, è stato fermato «per il rischio concreto che inquinasse le prove», ha spiegato il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori. Ora è in carcere a Civitavecchia. Ha potuto incontrare il suo avvocato Andrea Miroli, che ha detto che il suo assistito voleva costituirsi. Per ora non è arrivata l’accusa di occultamento di cadavere. Non ci sono prove che abbia avuto complici. Ha ucciso la moglie nella loro villetta nella notte fra l’8 e il 9 gennaio scorso, quasi certamente nella cabina armadio della camera da letto. Poi ha caricato il corpo nel bagagliaio della sua auto. È uscito di casa alle 7.30 sulla sua Kia Sportage, è entrato nella sua ditta, ha scavato una fossa con una ruspa e ci ha gettato il corpo della moglie. Poi è tornato a casa sostenendo di aver dimenticato il porafoglio. È tornato alle 10, gli operai lo attendevano da 45 minuti.

La premeditazione

In quel lasso di tempo ha girovagato con un furgone per le campagne di Anguillara. Forse per depistare le indagini. Tutta una serie di indizi che potrebbero costargli la contestazione della premiditazione. Il 45enne ha telefonato alla colf quel giorno per dirle di non venire a casa. «Non abbiamo dormito insieme perché io russo e le impedisco di riposare, quindi lei si trasferisce in camera di nostro figlio», aveva detto ai carabinieri. «Non so come fosse vestita ma non ha preso la macchina, che il mattino dopo ho trovato fuori casa. Sarà andata via a piedi». «La conosco dall’infanzia ed escludo che si possa essere allontanata volontariamente», dice una sua amica e collega. «Il capo squadra mi ha telefonato alle 15 circa, informandomi che Federica non era arrivata al lavoro e non aveva dato giustificativo».

Il gps

È stato il Gps a fornire la traccia decisiva per ritrovare il cadavere. Aveva registrato gli spostamenti tra la ditta, le campagne e casa di Carlomagno. In casa e sullo stesso camion vengono trovate «copiose» tracce di sangue e un testimone racconta di aver visto il 45enne lavare il cassone di quel mezzo con una pompa il pomeriggio del 9. Gli elementi a suo carico «per gravità, precisione e concordanza, hanno varcato la soglia della gravità indiziaria», dice il procuratore invitandolo a confessare. Passano poche ore e nel terreno a meno di tre chilometri dalla villetta, uno di quelli dove era stato il sospettato, spunta una mano. È il corpo di Federica.