Ddl antisemitismo, domani al Senato la scelta del testo base: focus su Romeo e Scalfarotto (quasi identici), mentre il Pd attende ancora la proposta riscritta dal dem Giorgis

Prima di avere a tutti gli effetti un ddl volto a contrastare i fenomeni di antisemitismo potrebbe volerci ancora un po’ di tempo. Intanto però per domani, 21 gennaio, è previsto un primo passaggio: la Commissione Affari costituzionali del Senato deciderà come procedere sui vari disegni di legge depositati. Su indicazione del presidente Alberto Balboni, sarà la stessa Commissione a stabilire con un voto se adottare un testo base tra i quattro attualmente presentati: quello del capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, quello del capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri, il testo del dem Graziano Delrio e quello del senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto. In alternativa, si valuterà l’avvio di un comitato ristretto per provare a costruire un accordo su un testo condiviso che, a quel punto, dovrebbe essere unitario. Ma tra le due ipotesi, al momento l’orientamento sembra essere verso la prima, anche se sembrerebbe esserci chi spera di riuscire a tirarla per le lunghe.
I testi di Romeo e Scalfarotto come base
Come riferiscono fonti, in Commissione sembrerebbero intenzionati a prendere come base o il testo di Romeo o quello di Scalfarotto, due ddl molto simili, con un impianto sostanzialmente sovrapponibile. Entrambi recepiscono infatti la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che lo descrive come «una percezione negativa verso gli ebrei, che può tradursi in odio espresso verbalmente o fisicamente, rivolto a persone, proprietà, istituzioni comunitarie o edifici di culto ebraici». Una definizione presente anche negli altri testi depositati, ma contestata dall’area della maggioranza del Pd più vicina alla segretaria Elly Schlein, che chiede invece di adottare la Dichiarazione di Gerusalemme.
Il nodo sul diniego all’autorizzazione di manifestazioni «a rischio»
Tra gli altri elementi in comune, i due ddl prevedeono la creazione di una banca dati sugli episodi di antisemitismo e misure per rafforzare il contrasto al linguaggio d’odio online, anche attraverso maggiori controlli sui social media. Nei testi compare anche un passaggio legato all’ordine pubblico: il diniego all’autorizzazione di una manifestazione potrebbe essere motivato anche dalla «valutazione di un grave rischio potenziale di utilizzo di simboli, slogan o messaggi antisemiti».
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Che fine ha fatto il testo di Giorgis?
Intanto, però, il testo commissionato dal capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia al senatore Andrea Giorgis, pensato per costruire una proposta più “digeribile” per l’area del partito con posizioni più pro-Pal rispetto ai riformisti (basti pensare alle missioni a Gaza di deputati come Arturo Scotto, Laura Boldrini e Ouahid Bakkali), non è ancora stato depositato. Come non c’è traccia nemmeno del testo del Movimento 5 Stelle, a cui ci starebbe lavorando Alessandra Maiorino. Mentre il ddl presentato la scorsa settimana da Maria Stella Gelmini di Noi Moderati, consultabile sul sito del Senato, non è stato ancora formalmente assegnato alla Commissione.
Prendere tempo per allungare l’iter
A questo punto la partita vera si sposta sulle tempistiche: bisognerà capire quando verrà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Se infatti dovesse partire una “pioggia” di modifiche, l’iter rischierebbe di allungarsi sensibilmente, rinviando di fatto qualsiasi accelerazione sul provvedimento, auspicata dai partiti o dalle correnti che hanno depositato i testi. Uno scenario che, secondo più di un osservatore, è esattamente quello che auspicavano FdI – l’unico partito di maggioranza a non aver presentato un proprio ddl sul contrasto all’antisemitismo – la maggioranza Pd e il M5S, interessati a prendere tempo su un tema politicamente sensibile. In ogni caso, con questi margini, l’obiettivo di arrivare a un’approvazione entro il 27 gennaio, Giorno della Memoria, appare al momento fuori portata.
