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Il salvataggio di Stato dell’ex Ilva è costato 3,6 miliardi

20 Gennaio 2026 - 08:45 Ugo Milano
costo ex ilva
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Dal 2012, scrive il Sole 24 Ore, il salvataggio di Acciaierie d’Italia è stato una costante della politica italiana. Al voto finale della Camera l’ultimo decreto con un prestito da 149 milioni

3,6 miliardi di euro. È il conto sostenuto dai governi italiani in tredici anni per mantenere in vita l’ex Ilva. A ricostruire nel dettaglio la sequenza degli interventi è Il Sole 24 Ore in un articolo di Carmine Fotina, che ricorda come dal 2012 – anno in cui l’era della famiglia Riva si è chiusa con il primo sequestro dello stabilimento di Taranto per gravi violazioni ambientali – e includendo anche l’ultimo decreto oggi al voto definitivo della Camera, il salvataggio di Acciaierie d’Italia, avamposto occupazionale con quasi 10 mila addetti, sia stato una costante della politica italiana. Senza distinguo di governi.

Il bilancio degli aiuti pubblici 

Un primo parziale resoconto dei fondi finora messi in gioco è stato fornito il 24 gennaio 2025 dalla sottosegretaria di Stato per le Imprese e il Made in Italy, Fausta Bergamotto, in risposta a un’interpellanza urgente del deputato Avs Angelo Bonelli. Dal 2012 fino a quella data, Ilva ha beneficiato di 600 milioni di euro per far fronte alle esigenze finanziarie; 400 milioni per l’ingresso di Invitalia nel capitale sociale di AM InvestCo Italy; 680 milioni per il finanziamento soci disposto da Invitalia nel 2023; 320 milioni erogati come prestito a condizioni di mercato; 250 milioni stanziati per la continuità produttiva e 200 milioni concessi con il decreto legge 92/2025. A questi si aggiungono, inoltre, 400 milioni erogati dalle banche con garanzia del ministero dell’Economia (risorse private, quindi non conteggiate come aiuti di Stato).

Le stime di Assonime

Secondo un’analisi di Assonime, andrebbero inoltre considerati: 220 milioni di finanziamenti SACE (controllata del Mef); altri 10 milioni di contributi a fondo perduto per la tutela dell’indotto nel 2024, incrementati di 4 milioni per il periodo 2025–2028; circa 10 milioni di compensi ai commissari straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia e 3,5 milioni di euro di consulenze, limitatamente agli incarichi stipulati tra marzo e maggio 2024, Mentre i costi della cassa integrazione, stimati in almeno 750 milioni di euro, ipotizzando una media di 3.000 lavoratori per 10 anni con integrazione al 70% dello stipendio. Il totale, includendo anche i prestiti, supera così i 3,4 miliardi di euro.

Il monito dell’Ue, l’ultimo decreto “salva-Ilva”

Con l’ultimo intervento inserito nel nuovo Dl salva-Ilva, il conto sale infine a 3,6 miliardi. Il decreto, già approvato dal Senato e oggi – martedì 20 gennaio – all’esame definitivo della Camera, include infatti un prestito di stato fino a 149 milioni di euro, da restituire in sei mesi. La copertura finanziaria avviene tramite 130 milioni di tagli ai crediti d’imposta per la microelettronica e 19 milioni dai fondi di riserva del ministero dell’Economia.

La Commissione europea ha però chiarito che questo dovrà essere l’ultimo aiuto di Stato, dopo una serie ormai definita «infinita». Dal decreto è stato nel frattempo stralciato, su richiesta dell’Ue, il riconoscimento retroattivo delle agevolazioni come industria energivora.

La trattativa con Flacks Group

Il decreto rappresenta l’estremo tentativo del governo di garantire la continuità produttiva in attesa della conclusione del processo di cessione. Il sottosegretario Bergamotto ha spiegato che la negoziazione in esclusiva con il fondo americano Flacks Group parte da un’offerta simbolica di 1 euro per gli asset, un investimento iniziale di 500 milioni di euro: 250 milioni per aumento di capitale, 250 milioni per capitale circolante; salvaguardia di circa 6mila posti di lavoro, meno degli 8.500 inizialmente ipotizzati (livello raggiungibile solo in una seconda fase).

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