Prosciutto cotto cancerogeno di tipo 1, l’esperta: «Ecco quanto se ne può mangiare, quale tumore si rischia e perché era noto»

Il prosciutto cotto è stato inserito nella lista degli alimenti cancerogeni di tipo 1 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel gruppo 1 rientrano tutti gli alimenti di cui è stata trovata evidenza certa di pericolo cancerogeno per l’uomo. Al momento, sono in tutto 126 gli agenti in questo gruppo. Tra questi, rientrano ad esempio il fumo sia attivo che passivo, le carni lavorate, l’alcol, i raggi uv e l’amianto. In questi giorni, sta circolando la notizia dell’introduzione del prosciutto cotto nella lista. Tuttavia, già nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) inserì le carni lavorate come il prosciutto, il salame, lo speck e i wurstel nella categoria di tipo 1.
L’esperta: «Il rischio è il tumore del colon retto»
«Sappiamo da oltre 10 anni che il consumo di carni rosse lavorate è associato a un aumento del rischio di tumore del colon retto con evidenza convincente», spiega Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi, al Corriere della Sera. «Le linee guida nutrizionali consigliano di non superare i 500 grammi alla settimana di carne rossa (bovina, suina, ovina, caprina, eccetera) e i 50 grammi settimanali di carne conservata (salumi, insaccati, affettati)», aggiunge. La decisione era stata presa dopo che centinaia di studi epidemiologici aveva accertato l’associazione con l’insorgenza di tumori. A differenza del gruppo 1 che contiene i carcinogeni umani certi, il gruppo 2A raccoglie quelli probabili per l’uomo. Il gruppo 2B ha i carcinogeni possibili, il 3 le sostanze non classificabili come carcinogene e il 4 quelle probabilmente non carcinogene per l’uomo.
