Ddl Antisemitismo, Pd ancora diviso: la maggioranza dem non ha un testo. E Fratelli d’Italia rinvia la scelta del testo base al 27 gennaio «per riguardo istituzionale»

Un inatteso intervento di Fratelli d’Italia contiene la deriva del Pd, ancora diviso sul ddl antisemitismo. In Commissione Affari costituzionali, presieduta dal meloniano Alberto Balboni, si è scelta la linea del testo base: niente comitato ad hoc per costruire una proposta condivisa, si procede invece partendo da uno dei ddl già depositati. Ma la scelta del testo di riferimento non è arrivata. Lo snodo slitta al 27 gennaio, il Giorno della Memoria, quando in molti speravano di avere già un testo pronto da legare a una data simbolica.
E in questa dinamica avrebbe pesato anche una richiesta arrivata dal Pd. Lo riferisce lo stesso Balboni ad Open, spiegando che la scelta di rinviare sarebbe stata fatta «per riguardo istituzionale verso il principale partito di opposizione», cioè il Partito democratico, «che ha chiesto 24 ore di tempo in più per presentare il testo». Dalla minoranza dem fanno sapere che le sollecitazioni sarebbero arrivate dalla maggioranza del Pd, l’area più vicina alla segretaria Elly Schlein, che sul tema non ha ancora trovato una sintesi e che ora sarebbe pronta a blindarsi in riunione per venirne a capo.
I testi sul tavolo e quello di FdI che spunta nella notte
Guardando ai testi depositati, i primi a essere presentati sono stati quelli dei due capigruppo di Lega e Forza Italia, rispettivamente Massimiliano Romeo e Maurizio Gasparri, seguiti dalla proposta del dem riformista Graziano Delrio, da quella del senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto e dal ddl di Maria Stelle Gelmini per Noi Moderati. Inaspettatamente, nella notte si sono aggiunti anche il testo del Movimento 5 Stelle, su cui ha lavorato Alessandra Maiorino, e quello di Fratelli d’Italia, che fino a ieri era l’unico partito di maggioranza a non aver ancora presentato una propria proposta. Non c’è invece ancora traccia del testo “filo-Schlein” commissionato dal capogruppo Francesco Boccia al senatore Andrea Giorgis, che secondo alcuni sarebbe alla base del ritardo. Giorgis sta lavorando a un ddl sull’antisemitismo che dovrà risultare più “digeribile” all’area del Pd con posizioni più pro-Pal rispetto ai riformisti.
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Domani l’assemblea del Partito democratico
In queste 24 ore chieste dalla maggioranza dem – che fanno slittare di sei giorni la decisione sul testo base da adottare – il Pd si riunirà in assemblea, raccontano fonti del partito. Un appuntamento che in realtà era previsto già nei primi giorni dell’anno – qualcuno vociferava il 5 gennaio – e che è stato rinviato proprio per l’assenza di una sintesi politica. Dalla maggioranza dem il ritardo viene giustificato anche chiamando in causa la «precisione» di Andrea Giorgis: «È uno puntiglioso, studia molto. Fosse per lui il testo lo consegnerebbe tra due mesi», raccontano. Ma non è solo una questione di tempi tecnici. Il rinvio fotografa anche una divisione interna ancora irrisolta, tanto che nel partito si sperava di poter far passare l’ipotesi del comitato ad hoc: una soluzione utile a prendere tempo e a evitare uno scontro immediato.
Focus su Romeo e Scalfarotto
Intanto, qualche indicazione sul testo base che verrà selezionato già c’è: in Commissione diversi parlamentari sembrano orientare la scelta verso le proposte di Romeo e Scalfarotto, praticamente identiche nel contenuto. Entrambi i testi recepiscono infatti la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che lo descrive come «una percezione negativa verso gli ebrei, che può tradursi in odio espresso verbalmente o fisicamente, rivolto a persone, proprietà, istituzioni comunitarie o edifici di culto ebraici». Una definizione presente anche negli altri testi depositati, ma contestata dall’area della maggioranza del Pd, che chiede invece di adottare la Dichiarazione di Gerusalemme.
I due ddl prevedono anche la creazione di una banca dati sugli episodi di antisemitismo e misure per rafforzare il contrasto al linguaggio d’odio online, anche attraverso maggiori controlli sui social media. Nei testi compare anche un passaggio legato all’ordine pubblico: il diniego all’autorizzazione di una manifestazione potrebbe essere motivato anche dalla «valutazione di un grave rischio potenziale di utilizzo di simboli, slogan o messaggi antisemiti».
L’iter in Parlamento
La discussione sul ddl, una volta individuato il testo base, dovrà chiudersi entro il 5 febbraio, secondo il calendario fissato in Commissione. A seguire si aprirà la partita degli emendamenti: il termine per presentarli è stato fissato al 10 febbraio.
Avs non avrà un proprio testo
Dopo la riunione in Commissione, Alleanza verdi e sinistra ha fatto sapere che non intende presentare un proprio ddl sul tema. «Questo non per scarso interesse – ha chiarito il senatore Peppe De Cristofaro – siamo da sempre in prima fila nella lotta contro tutte le forme di antisemitismo, ma perché riteniamo le leggi attuali vigenti del tutto adeguate a contrastare l’antisemitismo e tutte le forme d’odio, a partire dalla legge Mancino».
