Ddl stupro, nella riformulazione della leghista Bongiorno sparisce la parola «consenso». L’ira del Pd, Di Biase ad Open: «Un salto carpiato all’indietro sui diritti delle donne»

Preso e «snaturato» dicono i dem. Sparisce addirittura la parola «consenso», che cede il posto al «dissenso», nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale – il cosiddetto ddl stupro – presentata oggi, 22 gennaio, dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno. Mentre era proprio il consenso il perno della proposta bipartisan Pd–FdI su cui avevano lavorato la dem Michela Di Biase e la meloniana Carolina Varchi, dopo l’intesa politica tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, che aveva incassato il voto all’unanimità nell’Aula della Camera dei deputati. Ma la frenata è arrivata al Senato, dove il testo era stato stoppato e la senatrice Bongiorno era stata incaricata di formulare nuove modifiche.
Come cambia il testo?
Così, leggendo la riformulazione, si scopre che al posto di «consenso libero e attuale» si parla ora di «volontà contraria all’atto sessuale» da parte della persona. In particolare, nel secondo comma si specifica che questa «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso»: «La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». In giudizio, però, il rischio è che sia l’eventuale vittima a dover dimostrare che la situazione ha impedito di esprimere il proprio dissenso.
Rivisto anche il sistema sanzionatorio
Rivisto anche l’apparato sanzionatorio, con pene differenziate. Per la violenza sessuale, senza ulteriori specificazioni, la reclusione viene fissata da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni previsti dal testo approvato all’unanimità in prima lettura. Resta invece il range 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa», si legge nella proposta Bongiorno al vaglio della Commissione Giustizia del Senato. Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.
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I dem in riunione per definire i prossimi passi
Una revisione che ha fatto infuriare i parlamentari del Partito democratico, che consideravano il ddl un «passaggio importante» e una «svolta culturale», capace di mettere l’Italia «al passo con molti altri Paesi europei che hanno già recepito il principio del consenso», come aveva spiegato Laura Boldrini ai tempi del via libera a Montecitorio. I dem si sono immediatamente riuniti per capire come procedere. L’aria che si respira è tesa. Sicuramente, non più di intesa.
La relatrice Di Biase: «Si torna alle sentenze degli anni ’50»
«Un passo indietro, anzi, non un semplice passo indietro: è un salto carpiato all’indietro – tuona la realtrice Di Biase parlando con Open – E non solo rispetto all’accordo che avevamo raggiunto con tutte le forze politiche, ma anche rispetto ai diritti delle donne. Perché, se passa questa norma, sarà un arretramento persino rispetto alle sentenze della Corte di Cassazione». Per la dem così «si torna alle sentenze degli anni ’50». «Per noi il punto dirimente resta il consenso – prosegue – non possiamo non tenere presente che lo scatto culturale si fa introducendo il consenso nella norma. E le cose dette da Bongiorno, secondo cui si tratterebbe solo di aggiustamenti tecnici, non corrispondono al vero: il testo è stato stravolto».
Una versione «irricevibile» per la relatrice dem, anche perché «l’introduzione del consenso nella nostra proposta era in linea con quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul e, di fatto, recepiva nella norma primaria l’orientamento della Corte di Cassazione: già oggi, nel nostro ordinamento, le sentenze tengono conto del consenso durante l’atto sessuale». «Dunque – lo ribadisce – un enorme passo indietro».
