L’accusa di Crosetto (anche a Meloni?): io spiato, nessuno mi ha aiutato

In questi tre anni «non ho ricevuto nessuna solidarietà né politica né umana». Per questo «mi sono sentito molto solo». Il ministro della Difesa Guido Crosetto oggi con il Corriere della Sera parla dell’indagine di Perugia sul caso Striano. Ovvero l’uomo della Guardia di Finanza che accedeva ai database a disposizione delle forze dell’ordine per compilare dossier. «È da tre anni che attendo seduto sulla sponda del fiume», dice il ministro in un colloquio con un amico che il quotidiano definisce «riservato» mentre lo mette in prima pagina. E quando l’altro gli chiede se non abbia ricevuto solidarietà «nemmeno da…», senza neppure nominarla, è facile pensare che si intenda la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Crosetto spiato e abbandonato
L’esponente di Fratelli d’Italia parla degli articoli di Domani in cui venne ricostruita la sua posizione fiscale: «E bada, uscirono quando non ero ancora ministro. Si parlava delle mie attività professionali: soldi guadagnati e denunciati al fisco. Ma leggendo quel giornale ci fu una cosa che mi insospettì: il resoconto era preciso fino ai decimali. Allora decisi di rivolgermi alla magistratura, che finì per scoprire un traffico illegale di informazioni». Ovvero quello che il procuratore di Perugia Raffaele Cantone definì «il verminaio», «un intreccio tra magistrati, alti ufficiali della Finanza e giornalisti». Crosetto dice che «quando presentai il mio esposto fui criticato. Destra, centro, sinistra fecero a gara. Ora tutti sono saliti sul carro a condannare questo sistema. Tutti tranne me, che aspetto sempre seduto sulla riva del fiume».
Il verminaio
E ancora: «Cosa devo pensare? Che queste persone l’abbiano fatto gratis? O a pagamento? Sarebbe preferibile, altrimenti dovremmo immaginare scenari più inquietanti e oscuri». Poi la descrizione della sua solitudine, curiosa per un uomo di governo: «Temevo che si archiviasse tutto. E allora ho continuato a presentare denunce per capire quali pezzi delle istituzioni e dello Stato fossero coinvolti. Sentivo di essere solo. Molto solo. In questi anni non ho ricevuto nessuna solidarietà né umana né politica».
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L’eversione
Proprio qui, scrive il Corriere, l’amico azzarda una domanda: «Nemmeno…?». Crosetto lo ferma. «Molte delle mie denunce sono domande che attendono ancora risposta. Per quale motivo stavano scavando nella mia vita e nella vita della mia famiglia? Per cercare un reato? E per conto di chi agivano? Chi può decidere di deviare il potere dello Stato per tenere in mano qualcuno e tentare di ricattarlo? La forza dello Stato può essere usata per colpire chi viene ritenuto un nemico?». Così, in forma indiretta, il ministro della Difesa arriva a esprimere il suo convincimento. L’idea che si possa «deviare il potere dello Stato» evoca l’«eversione».
Le indagini finite nel nulla
Poi paragona la sua situazione a quella di altri casi: «Guarda che io sono una goccia in mezzo al mare. Dieci, cento mille inchieste sono finite nel nulla». Per esempio quello di «Federica Guidi: Era ministro del governo di Matteo Renzi. E insieme a lei finì in mezzo anche il capo di Stato maggiore della Marina, che venne ingiustamente sputtanato. Lei dovette dimettersi, lui che era in procinto di diventare capo dei servizi fu segato. E un minuto dopo l’inchiesta svanì».
Poi Calogero Mannino: «Quando lo vedo mi chiedo sempre come faccia un uomo a sopportare un simile fardello. E mi sorprende la sua pace interiore. Io sarei impazzito». Crosetto invece deve gestire «una rabbia interiore che fatico a controllare»: «Gente che usa le sue funzioni per battaglie personali… Il Parlamento dovrebbe avviare una seria riflessione su un problema che mina le garanzie costituzionali, colpisce la politica, i partiti. Tutti. Quello che accade dà il senso di una democrazia fallata e sconfitta».
