Sami Modiano racconta l’inferno di Auschwitz, la ragazzina scoppia a piangere. L’abbraccio del sopravvissuto: «Ti chiedo scusa» – Il video
«Papà Giacobbe aveva tatuato sul braccio il numero B7455, io ho il B7456. Lui “aveva”, mentre io “ho”. Lo dico con rabbia perché lui non c’è più». Ascoltare la testimonianza di un sopravvissuto alla Shoah è sempre un’esperienza potentissima, da brividi. La voce di Sami Modiano, tra i pochissimi ebrei di Rodi (Grecia) scampati alla distruzione nel lager di Auschwitz, è da sempre una scossa all’animo umano. A 95 anni, il superstite della Shoah che vive a Roma continua ad incontrare ragazze e ragazzi per raccontare e riflettere su quella pagina nera del ‘900. Lo ha fatto anche lunedì, alla vigilia del Giorno della Memoria, in un incontro al Teatro Vascello organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma. E quando rispondendo alle domande di una ragazzina si è lasciato trasportare dalle emozioni, mostrando il numero di Auschiwtz tatuato sul braccio e inveendo contro chi oltre 80 anni gli portò via i genitori, separandolo da «un papà adorabile», nessuno ha più retto al carico emotivo. Neppure la ragazzina stessa che ascoltava in piedi al suo fianco. Resosi conto che la piccola era in lacrime, Modiano ha interrotto la testimonianza, l’ha abbracciata e le ha chiesto scusa. «Scusami, scusami, ti chiedo scusa», le ha detto accarezzandole una guancia, mentre lei scuoteva la testa commossa.
