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Dopo il Covid Pfizer punta sui farmaci anti obesità: «I consumatori sono disposti a pagarli, come per il Viagra»

30 Gennaio 2026 - 11:18 Francesca Milano
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Per competere in questo mercato potenzialmente destinato a raggiungere 150 miliardi di dollari entro il 2030 l'azienda farmaceutica sta studiando iniezioni mensili e pillole più tollerabili

Dopo aver dominato il settore dei vaccini anti-Covid, uno dei prodotti farmaceutici più redditizi della storia, con circa 37 miliardi di dollari di vendite nel solo 2021, Pfizer punta ora a replicare quel successo in un altro mercato in fortissima crescita: quello dei farmaci contro l’obesità, potenzialmente destinato a raggiungere 150 miliardi di dollari entro il 2030. È questo il messaggio centrale emerso dall’intervento dell’amministratore delegato Albert Bourla all’ultima JPMorgan Healthcare Conference: archiviata l’era coronavirus, Pfizer vuole diventare uno degli attori chiave del mercato dell’obesità.

I guadagni da Covid

Il punto di partenza è chiaro. Tra il 2021 e il 2022 il vaccino anti-Covid ha trainato risultati senza precedenti per Pfizer, portando l’azienda a superare per la prima volta i 100 miliardi di dollari di ricavi annui. Ma, con la fine dell’emergenza sanitaria globale, quel business si è progressivamente ridimensionato: nel 2025 i ricavi legati al Covid sono scesi a circa 6,5 miliardi di dollari, contro gli 11 miliardi dell’anno precedente. «Il Covid è diventato quasi irrilevante per la nostra redditività», ha detto il Ceo Bourla, presentando l’obesità come una delle nuove sfide del futuro.

Il nuovo farmaco anti-obesità

Un futuro chiamato Metsera, la biotech che Pfizer ha acquisito nel 2025: il suo portafoglio include farmaci basati su amilina e GLP-1 ad azione ultra-prolungata, progettati per ridurre gli effetti collaterali e la scarsa tollerabilità delle terapie attualmente in commercio contro l’obesità, che rappresentano uno dei principali limiti alla diffusione di questi farmaci. L’obiettivo è duplice: rendere i medicinali per perdere peso più tollerabili e somministrarli con una frequenza molto più bassa. Sono allo studio sia iniezioni mensili sottocutanee a lunghissima durata d’azione, sia formulazioni orali in pillole: quest’ultima è una soluzione pensata per allargare il mercato.
I primi dati preliminari citati dall’azienda parlano di risultati incoraggianti già nelle prime settimane di trattamento, con una perdita di peso significativa e un profilo di sicurezza considerato migliore rispetto agli standard attuali. L’obiettivo dichiarato è arrivare sul mercato intorno al 2028, possibilmente anticipando i tempi.

Un mercato sempre più “consumer-driven”

Tutto ruota attorno a un dato di fatto: l’obesità non è più solo una questione sanitaria. Quello del dimagrimento è un mercato fortemente orientato ai consumatori, disposti a pagare per un farmaco che aiuti a perdere peso. Lo dimostra quello che sta avvenendo negli Stati Uniti, dove una quota crescente delle terapie è pagata direttamente dai pazienti, al di fuori dei sistemi di rimborso. Bourla ha paragonato questo fenomeno a quanto avvenne anni fa con il Viagra: «Quando abbiamo lanciato il Viagra – ha detto – siamo rimasti sorpresi dal fatto che fosse il primo farmaco che le persone erano disposte a pagare di tasca propria, indipendentemente dal fatto che fosse coperto o meno dal sistema sanitario».

Oncologia: l’altro fronte aperto

La spinta sull’obesità si inserisce in una fase delicata per Pfizer, che tra il 2026 e il 2028 dovrà affrontare la scadenza dei brevetti di diversi farmaci chiave. L’azienda non ha nascosto che si tratta di un periodo complesso, ma punta sulla crescita dei nuovi portafogli – obesità e oncologia in primis – per compensare l’impatto delle perdite di esclusiva. Accanto a Metsera, infatti, Pfizer sta investendo in oncologia, con nuovi studi Padcev che puntano a estendere l’uso del farmaco antitumorale basato sugli anticorpi “intelligenti” che trasportano un chemioterapico direttamente dentro le cellule tumorali. In particolare, l’obiettivo è di introdurre questo farmaco in fasi sempre più precoci del cancro della vescica e di altri tumori solidi. Ci sono poi gli studi sui farmaci ottenuti dall’acquisizione di Seagen, una delle aziende più avanzate nei cosiddetti anticorpi coniugati per il cancro al polmone e altre patologie.

Foto copertina: IMAGOECONOMICA

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