«Vanno retribuiti i 10 minuti del cambio tuta al lavoro»: la sentenza che dà ragione ai dipendenti della Coop

I minuti impiegati per indossare e togliere la divisa aziendale devono essere pagati. Lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro accogliendo il ricorso presentato da un gruppo di dipendenti di Coop Alleanza 3.0, riconoscendo che le operazioni di vestizione e svestizione rientrano a pieno titolo nell’orario di lavoro. Secondo quanto riferito dal sindacato Usb, che ha commentato la decisione, la sentenza conferma così che il cosiddetto tempo tuta, ovvero il tempo necessario per indossare i dispositivi di protezione individuale (Dpi) e la divisa aziendale, «è un’operazione svolta sotto il potere direttivo del datore di lavoro». Un passaggio chiave, perché lega quel tempo alla retribuzione.
Dieci minuti al giorno riconosciuti in busta paga
In base alla decisione, Coop Alleanza 3.0 dovrà ora riconoscere ai lavoratori coinvolti 10 minuti al giorno per il tempo impiegato a indossare gli indumenti da lavoro. Non solo. L’azienda sarà tenuta a corrispondere anche gli arretrati maturati negli anni. Per Usb si tratta di una «vittoria storica», risultato di una vertenza portata avanti da tempo. Il sindacato di base sostiene che per anni Coop Alleanza 3.0 avrebbe ignorato le richieste dei dipendenti, «pretendendo che il cambio della divisa, atto obbligatorio per svolgere il servizio, avvenisse al di fuori del normale orario di lavoro».
«Vittoria di dignità»
In questo modo, accusa l’organizzazione sindacale, l’azienda avrebbe «beneficiato, di fatto, di decine di ore all’anno di lavoro gratuito». I lavoratori interessati svolgono mansioni nei reparti freschi e freschissimi, dove l’uso di specifici indumenti e protezioni è parte integrante dell’attività. «Questa non è solo una vittoria economica, è una vittoria di dignità. Chi indossa una divisa per produrre profitto non deve farlo a proprie spese», conclude il sindacato.
