Paolo Mendico, la rabbia dei genitori: «Preside e vicepreside sono entrambe mamme, come fanno a guardare in faccia i propri figli?»

Un racconto straziante, che restituisce tutto il dolore di Simonetta e Giuseppe Mendico, ospiti oggi – sabato 31 gennaio – a Verissimo per parlare del figlio Paolo, che lo scorso settembre si è tolto la vita a soli 14 anni, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico, nella sua casa di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. «Questa morte si poteva evitare, nostro figlio non se lo meritava», raccontano i genitori. «Paolo era un ragazzino sensibilissimo, dolce, umano, empatico. Amava la vita, aveva fantasia e creatività». Era appassionato «di musica e di pesca» e «aveva interessi semplici e autentici, e una capacità speciale di entrare in sintonia con gli altri». Anche per questo motivo, secondo Simonetta e Giuseppe, il suo gesto risulta incomprensibile se non alla luce del bullismo subito a scuola.
La sospensione della preside e l’ultimo mess alla sorella: “Che tortura”
Un atteggiamento aggressivo che, raccontano, sarebbe iniziato alle elementari. «Abbiamo delle chat che dimostrano tutto ciò che stiamo dicendo, non abbiamo paura di niente e di nessuno. Abbiamo sempre denunciato», hanno sottolineato. Nei giorni scorsi è stata resa nota la sospensione di tre giorni della dirigente scolastica dell’istituto frequentato dal ragazzo. Una decisione che ha lasciato la madre profondamente amareggiata: «Sono rimasta delusa e indignata. Solo tre giorni, mio figlio valeva così poco?», ha dichiarato. «Una preside e una vicepreside che dicono bugie, come si fa ad essere così umanamente, come si fa? Con quale coraggio guardano in faccia i figli?», prosegue il marito.
Durante l’intervista, Simonetta Mendico ripercorre anche le ultime ore trascorse con Paolo, che non avevano fatto presagire nulla di drammatico. «Non avevamo avuto alcun sentore. La sera prima aveva cenato con noi». Anche il padre ricorda una quotidianità apparentemente serena: «Aveva chattato con la sorella fino alle 22.30. Parlavano del ritorno a scuola e Paolo le aveva scritto: “Che tortura”».
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Il ritrovamento e la richiesta di verità
La mattina seguente è stato proprio Giuseppe Mendico a trovare il figlio senza vita. «Alle sette Paolo non scendeva di sotto. Ho chiesto a mio marito di andare a vedere, perché io non potevo salire a causa del piede ingessato», racconta la mamma. «Sono salito, ho aperto la porta della sua stanza e non era nel letto. Ho guardato nella camera della sorella, poi in bagno. Quando sono tornato in camera sua e mi sono affacciato, ho visto quello che ho visto», aggiunge il padre, con parole cariche di dolore.
«Io non capivo, lui era per terra e pensavo avesse solo la catenina stretta. Quando mi sono resa conto, ho iniziato a urlare. Non avrei mai pensato che potesse fare un gesto simile». Nel cuore dei genitori resta una convinzione profonda: «Crediamo che nostro figlio non volesse fare quel gesto, non voleva suicidarsi». Per questo sono decisi ad arrivare alla verità: «Non avrò pace finché non capirò come sia accaduto. Spero che dai verbali si riesca a capire se ci sia stata istigazione», conclude Simonetta Mendico.
Foto copertina: ANSA/FACEBOOK: Paolo Mendico, il quattordicenne che si è suicidato il primo giorno di scuola nella sua casa di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina
