«Venite, papà ci uccide tutte», la 14enne che ha salvato la sua famiglia: la telefonata dal bagno e il passato da latitante del padre

«Vi prego, venite subito, sennò mio padre ammazza la compagna e le mie sorelle». Così una ragazzina di 14 anni è riuscita a nascondersi e chiamare la polizia, che lo scorso giovedì notte è intervenuta in una casa a La Rustica, periferia Est di Roma. Come riporta il Messaggero, mentre il padre continuava a essere violento in casa, lei è riuscita a rifugiarsi in bagno e da lì ha composto il 113. Quando l’equipaggio della volante è arrivato sul posto, ha trovato la compagna dell’uomo e le figlie nascoste in strada: il catanese, sotto effetto di cocaina e alcol, le stava cercando armato di coltello. Alla vista degli agenti ha tentato di rientrare nell’appartamento citofonando alla madre disabile, ma non è riuscito a fuggire. Ha estratto il coltello cercando di colpire anche i poliziotti, che però sono riusciti a bloccarlo e ammanettarlo.
Le violenze con padella e griglia
Una volta accompagnate in commissariato, le vittime hanno raccontato l’ennesima serata drammatica. L’uomo era tornato a casa verso le 23, stordito da droga e alcol, e aveva cominciato a insultare la compagna. Quando lei ha reagito, lui l’ha colpita ripetutamente con una padella. Poi ha afferrato una griglia e l’ha scagliata contro la donna, che è riuscita a schivarla, ma l’oggetto ha centrato alla testa una delle figlie minori facendola cadere a terra con un taglio alla fronte. La famiglia ha raccontato agli investigatori di voler andare in ospedale il giorno dopo, perché in quel momento voleva presentare una denuncia dettagliata. Compagna e figlie hanno messo a verbale che le violenze duravano da anni e che l’uomo, consumatore abituale di stupefacenti, maltrattava regolarmente la famiglia.
Il passato da latitante e i dubbi sul permesso
Il catanese avrebbe dovuto restare in carcere fino al 2042 per numerosi delitti di sangue, secondo il Messaggero. Tre anni fa era stato arrestato come latitante in una pensione a Ponte Mammolo: era accusato di aver gambizzato un uomo a Catania, dove era riuscito a fuggire dalle forze dell’ordine sequestrando un automobilista. Aveva puntato la pistola contro l’uomo al volante costringendolo a farlo salire e seminando così gli agenti. Il magistrato ha disposto il trasferimento immediato nel carcere di Rebibbia. Resta da chiarire come abbia ottenuto il permesso di uscire dal carcere e perché, una volta libero, sia tornato in famiglia senza alcuna misura cautelare alternativa. Dopo le lesioni ai familiari e la resistenza ai poliziotti, è tornato in prigione.
